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AS CITIES BURN
Come Now, Sleep
 
AS CITIES BURN
Hell Or High Water
 
 

 

AS CITIES BURN
Son, I Loved You At Your Darkest
post-hardcore
2005 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/ascitiesburn

 

Nati nel 2002, gli As Cities Burn diventeranno uno di quei gruppi underground che riusciranno ad incuriosire le label maggiori, in questo caso la Solid State. In effetti un gruppo del genere farebbe gola a qualunque casa discografica si occupi di gruppi hardcore. Il loro sound è letteralmente indescrivibile: sono post-hardcore di sicuro, ma sono talmente sperimentali che mi viene difficile classificarli con un singolo termine. Il loro primo lavoro "Son, I Loved You At Your Darkest", del 2005, mostra al pubblico cosa ha da offrire questo gruppo, le cui tematiche parlano dell’oscurità nel cuore dell’uomo, e di come riavvicinarsi alla luce.

Apre l’aggressiva Thus from my lips, by yours, my sin is purged, che mette in mostra il loro hardcore anticonvenzionale. I breakdown ci sono, ma non come ci si potrebbe aspettare. Particolari i vari cambi di tempo e il caos che sovrasta il tutto. Dopo una magnifica presentazione, si passa a Love jealous one, love, che è più melodica della opener, e segue uno schema più stabile. Segue la ottima Incomplete is a leech, che torna a cambi di tempo improvvisi e ad arrangiamenti complessi, e che introduce Bloodsucker Pt.II. Quest’ultimo pezzo, invece, è realizzato con un leggero tono emocore, ma non per questo distrugge l’atmosfera oscura e caotica dell’intera opera. Terrible! How terrible for the great city! è da considerare una ballad, maggiormente melodica e meno aggressiva degli altri brani, come pure la seguente, The widow. Questo ultima song è forse la più ricca di emozioni nel platter, narra la tristissima storia di un uomo tossicodipendente che abbandona la sua famiglia, e delle emozioni provate dai suoi figli e da sua moglie. Subito, senza pause, esplode l’aggressivissima Wake dead man, wake. Con le seguenti Admission: regret e One: twentyseven, il gruppo torna più aggressivo che mai, mentre con la closer, Of want and misery: the nothing that kills, è di nuovo melodica, senza però perdere un punto in aggressività. Punti anche per il finale, bellissimo!

Lo ammetto subito, gli As Cities Burn non sono un gruppo per tutti. A dirla tutta mi ci sono voluti parecchi ascolti per digerire questo lavoro. Se l’hardcore e il metalcore vi hanno scocciato per la loro poco voglia di innovare, allora procuratevi immediatamente questo Cd, vi assicuro che non ne rimarrete delusi.

Christopher Warman

VOTO

88

 

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