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Il sodalizio da San Diego, oramai sulla bocca e lo
stereo di tutti gli appassionati di death melodico, è uno degli esempi
che giungono subito alla mente di christian band che sono riuscite a
sfondare anche in ambito secolare, e questo album, una raccolta delle
prime release del combo statunitense, ne è evidente testimonianza:
classica operazione di marketing da parte di una potente label (qui la
Metal Blade) quella della Compilation, operazione riservata
evidentemente ai monicker che hanno venduto e che si sa venderanno anche
una proposta commerciale del genere. Ben ventidue tracce per una durata
totale che lambisce i 70 minuti, "A Long March: The First Recordings"
non ha neanche un brano inedito, bensì racchiude tout court diversi
vecchi lavori.
All'interno del corpo della track-list è piazzato un
intero album: le tracce dalle 6 alla 17 sono infatti una riproposizione
pedissequa del debut degli As I Lay Dying, il poco conosciuto
"Beneath The Encasing Of Ashes" rilasciato nel 2001 dalla Pluto
Records, casa discografica che l'anno seguente produsse anche uno split
album con gli American Tragedy, in cui i nostri inserirono cinque
brani, qui piazzati come tracce 18-22. Ci rimane ora da sviscerare solo
l'origine delle prime cinque song, che in realtà sono le appena citate
18-22 in versione ampliata ed abbellita: la seconda The beginning,
la quarta The pain of separation e la quinta Forever
saranno inserite nel secondo full-length "Frail Words Collapse";
l'opener Illusions andrà a comporre (ancora più estesa)
l'epilogo dell'ultimo bellissimo "Shadows Are Security", mentre
la terza Reinvention è stata l'unica canzone ad essere
privata del "riciclaggio". Il sound della band lo conosciamo, una
miscela di swedish death e di metalcore americano (nettamente più
swedish le ultime composizioni, maggiormente metalcore-oriented le
prime) con radi accenni di coralità emo, sempre cantato in growl,
solamente in alcuni spunti gutturale. Violenza strumentale, telluricità
e scariche adrenaliniche fuori scala, esecuzione chirurgica, songwriting
vario, e produzione stellare, sapientemente combinate si sono rivelate
il jolly con cui gli As I Lay Dying sono riusciti ad imporsi in
un genere non certo da ieri sclerotizzato ed abusato: basterebbe questo
solo per meritarsi il massimo rispetto.
Circa la cristianità della band, specifico che non
siamo al cospetto di uno di quegli act testimonianti e predicatori della
fede, i californiani esprimono invece una spiritualità ed un amore per
Dio introspettivo e conseguenziale ai nefasti eventi, letti alla luce
del credo cristiano; da sempre considerati all'interno del movimento,
un'analisi delle lyrics lascia poco spazio al dubbio, seppur queste
siano velate e bisognose di chiavi di lettura interpretative ("Only You
know my pain inside / You've been there when no one else could be / When
tears fall from my eyes / I know that You are always there / No matter
what's in my heart / You are the One who cares / When I doubt, You stand
by me /So I'm not ashamed to say the way I feel / I love You, You are my
Everything"); ma ciò non toglie che alcune siano piuttosto esplicite,
tipo: "I cannot make it without You / All my efforts have failed / So
that I will cry out in the need of You / Restore the strength of my
dependence / Send me through the fire / Make me pure again / Everything
I am / I give it all to You / In Your arms I wait / I lay down my life /
I am nothing without You". Release che non propone dunque nulla di nuovo ma
che permette di conoscere qualcosa di vecchio e sopito di cui molti non
avrebbero probabilmente mai potuto godere.
Vaake
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