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AS I LAY DYING
Beneath The Encasing Of Ashes
 
AS I LAY DYING
Frail Words Collapse
 
AS I LAY DYING
Shadows Are Security
 
AS I LAY DYING
An Ocean Between Us
 
AS I LAY DYING
The Powerless Rise
 
 

 

AS I LAY DYING
A Long March: The First Recordings
metalcore
2006 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/asilaydying

 

Il sodalizio da San Diego, oramai sulla bocca e lo stereo di tutti gli appassionati di death melodico, è uno degli esempi che giungono subito alla mente di christian band che sono riuscite a sfondare anche in ambito secolare, e questo album, una raccolta delle prime release del combo statunitense, ne è evidente testimonianza: classica operazione di marketing da parte di una potente label (qui la Metal Blade) quella della Compilation, operazione riservata evidentemente ai monicker che hanno venduto e che si sa venderanno anche una proposta commerciale del genere. Ben ventidue tracce per una durata totale che lambisce i 70 minuti, "A Long March: The First Recordings" non ha neanche un brano inedito, bensì racchiude tout court diversi vecchi lavori.

All'interno del corpo della track-list è piazzato un intero album: le tracce dalle 6 alla 17 sono infatti una riproposizione pedissequa del debut degli As I Lay Dying, il poco conosciuto "Beneath The Encasing Of Ashes" rilasciato nel 2001 dalla Pluto Records, casa discografica che l'anno seguente produsse anche uno split album con gli American Tragedy, in cui i nostri inserirono cinque brani, qui piazzati come tracce 18-22. Ci rimane ora da sviscerare solo l'origine delle prime cinque song, che in realtà sono le appena citate 18-22 in versione ampliata ed abbellita: la seconda The beginning, la quarta The pain of separation e la quinta Forever saranno inserite nel secondo full-length "Frail Words Collapse"; l'opener Illusions andrà a comporre (ancora più estesa) l'epilogo dell'ultimo bellissimo "Shadows Are Security", mentre la terza Reinvention è stata l'unica canzone ad essere privata del "riciclaggio". Il sound della band lo conosciamo, una miscela di swedish death e di metalcore americano (nettamente più swedish le ultime composizioni, maggiormente metalcore-oriented le prime) con radi accenni di coralità emo, sempre cantato in growl, solamente in alcuni spunti gutturale. Violenza strumentale, telluricità e scariche adrenaliniche fuori scala, esecuzione chirurgica, songwriting vario, e produzione stellare, sapientemente combinate si sono rivelate il jolly con cui gli As I Lay Dying sono riusciti ad imporsi in un genere non certo da ieri sclerotizzato ed abusato: basterebbe questo solo per meritarsi il massimo rispetto.

Circa la cristianità della band, specifico che non siamo al cospetto di uno di quegli act testimonianti e predicatori della fede, i californiani esprimono invece una spiritualità ed un amore per Dio introspettivo e conseguenziale ai nefasti eventi, letti alla luce del credo cristiano; da sempre considerati all'interno del movimento, un'analisi delle lyrics lascia poco spazio al dubbio, seppur queste siano velate e bisognose di chiavi di lettura interpretative ("Only You know my pain inside / You've been there when no one else could be / When tears fall from my eyes / I know that You are always there / No matter what's in my heart / You are the One who cares / When I doubt, You stand by me /So I'm not ashamed to say the way I feel / I love You, You are my Everything"); ma ciò non toglie che alcune siano piuttosto esplicite, tipo: "I cannot make it without You / All my efforts have failed / So that I will cry out in the need of You / Restore the strength of my dependence / Send me through the fire / Make me pure again / Everything I am / I give it all to You / In Your arms I wait / I lay down my life / I am nothing without You". Release che non propone dunque nulla di nuovo ma che permette di conoscere qualcosa di vecchio e sopito di cui molti non avrebbero probabilmente mai potuto godere.

Vaake

VOTO

75

 

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