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AS I LAY DYING
An Ocean Between Us
swedecore
2007 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/asilaydying

 

Ammetto che l'approccio al nuovo album degli As I Lay Dying è stato da parte mia quanto meno particolare. Dopo un album come "Shadows Are Security" le mie aspettative su questa band si erano gonfiate in maniera direi quasi esponenziale. Quello che i cinque ragazzi di San Diego hanno mostrato di saper fare in quell'album rappresenta a mio modesto parere uno dei migliori esempi di quello che viene considerato da molti il genere che tiene ancora in vita il metal moderno tra le masse. Quello che ci apprestiamo a recensire è il quarto full-length di un gruppo che ormai si è ritagliato un posto importantissimo nel panorama metal odierno, i numeri parlano chiaro: "Frail World Collapse" si attesta a quota 250mila copie vendute solo in Usa, "Shadows Are Security" 275mila, e nella sola prima settimana "An Ocean Between Us" è già a 40mila.

L'album, che si compone complessivamente di 12 canzoni, vede l'ingresso al basso di Josh Gilbert, il quale si è occupato anche della registrazione delle parti in cantato pulito. Un intro melodico di 1:15 apre le danze prima di giungere a Nothing left, canzone che subito ci fa tuffare con un grande riff iniziale nel mondo degli As I Lay Dying. La prima cosa che si nota subito è come la voce di Tim Lambesis sia quella di sempre, in grandissima forma. Più che in "Shadows Are Security", gli As I Lay Dying sembrano aver puntato sulle parti soliste di chitarra, che risultano decisamente più frequenti rispetto al passato. Dopo l'ascolto di questa prima song le aspettative dell'ascoltatore si gonfiano ancor più. Purtroppo però sono aspettative che in parte verranno smentite con il proseguo del disco, che senza alcun dubbio è parecchio tecnico e mette in luce le ottime doti musicali di tutti i componenti del gruppo, ma che manca a mio parere di quell'impatto che lasciava il precedente. Si prosegue con la title-track, canzone di buona caratura se non fosse per le parti di cantato pulito che rovinano tutto: nulla da dire sulla voce di Josh Gilbert, che è quella tipica pulita del metalcore, ma sinceramente questa volta le parti melodiche sono state tutt'altro che azzeccate e sembrano essere state messe lì giusto per dare quel tocco di melodicità ad un album che, senza di esse, sarebbe stato quasi ottimo. Gli episodi più riusciti di questo full-length sono, oltre alla già citata Nothing left, la traccia numero 4, Within destruction, presente già prima dell'uscita dell'album sul MySpace della band, e la conclusiva This is who we are, canzone assai testimoniante della fede cristiana di questi 5 ragazzi.

Quello che ci troviamo di fronte, nonostante vari appunti da fare, non è tuttavia un album da bocciare, tutt'altro. I riff sono quelli ispirati di sempre, Jordan Mancino si riconferma una macchina da guerra dietro le pelli, e quando gli As I Lay Dying spaccano, lo fanno come non lo fa nessuno; ma quando si vuole dare un tocco melodico alle canzoni, questa volta non si riesce a fare quello che era riuscito nel precedente disco, dove melodicità e cattiveria sonora erano mischiati in maniera quasi eccellente. Il passo indietro è da registrare, ma non si tratta di niente di che, considerato il fatto che "Shadows Are Security" era un album ottimo ed era difficile fare meglio, e che gli As I Lay Dying nonostante tutto rappresentano e continuano a rappresentare, insieme a pochi altri gruppi, quanto di meglio il metalcore, ma io direi il metal moderno (quello fatto da nuove band) possa offrire.

Christian Khouri

VOTO

79

 

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