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AS I LAY DYING
An Ocean Between Us
 
 

 

AS I LAY DYING
The Powerless Rise
swedecore
2010 - Metal Blade Records
(USA)
www.myspace.com/asilaydying

 

Dopo tre lunghi anni di estenuante attesa finalmente è uscito il nuovo full-length del quintetto di San Diego, con il titolo "The Powerless Rise". A mio parere un ottimo album, certo non raggiunge la quasi perfezione avuta in "Shadows Are Security" ma gli amanti del genere e soprattutto del gruppo lo apprezzeranno tanto. La band ha mantenuto la stessa line up di "An Ocean Between Us", cosa che ha scisso nuovamente in due la critica riguardante la figura del bassista Josh Gilbert e delle sue parti in cantato pulito. Ma la sostanziale differenza rispetto al precedente album si ha nella maturità acquisita dal gruppo nel bilanciare molto bene le parti dure delle canzoni con quelle morbide. Per il resto troviamo sempre l’ottimo Tim Lambesis e la sua magnifica voce, il duo di chitarristi Phil Sgrosso e Nick Hipa che non finiranno mai di stupirci con incredibili riff e Jordan Mancino che alla batteria è sempre una macchina allucinante!

"The Powerless Rise" ha venduto 38,000 copie nella prima settimana di vendita negli Stati Uniti piazzandosi alla numero 10 della classifica The Billboard 200. L’album è composto in totale da 11 tracce e parte in modo davvero aggressivo con Beyond our suffering; si nota anche la testimonianza di fede del gruppo leggendo "Personal redemption cannot change the world, unless we lay down our lives for those who still suffer", che è la parte finale della canzone. La seconda è Anodyne sea, molto simile alla prima in termini di aggressività, nella quale però il ritornello è affidato a Gilbert. In Without conclusion si ha un devastante riff che lascerà a bocca aperta chiunque l'ascolti!, segue Parallels, che dopo un abbondante minuto cantato soltanto da Lambesis presenta un’alternanza melodica con la voce pulita di Gilbert, in costante presenza, ovviamente, di una tecnica molto elevata. Con The plague si mette da parte il lato "melodico" e si ritorna ad una sonorità molto più aggressiva che di fatto ha reso famose le canzoni degli As I Lay Dying, fattore che è stato rimarcato anche nelle successive Anger and apathy e Condemned, condite dalla strepitosa doppia cassa di Mancino. Un’altra bella song è Upside down kingdom, ottima dal punto di vista della tecnica e con il ritornello lasciato nuovamente a Gilbert per spezzare l’incontenibile Lambesis. Il testo è molto significativo, specialmente con: "We are not forgotten, for a kingdom is offered beyond that of golden streets. We can represent now what will one day be complete". La stessa forma è ripresa nella canzone successiva, Vacancy, la penultima The only costant is change è ampiamente lasciata all’estro di Tim Lambesis ed è stracolma di bellissimi riff. L’album si chiude con The blinding of false light, che ha un ritmo leggermente più lento ma si può apprezzare ugualmente la bravura alla batteria di Mancino.

In definitiva è davvero un ottimo lavoro che non può mancare nella nostra collezione e, almeno dal mio punto di vista, iniziano a piacermi le parti cantate da Josh Gilbert, forse perché ormai è giunto al suo secondo album con la band e mi sto abituando a questo netto contrasto tra le parti pesanti e quelle più melodiche. Band che disco dopo disco sta raggiungendo un tasso tecnico elevatissimo. E’ di questo pensiero anche Richard Cartey di Rock Sound dicendo che "As I Lay Dying have created an album that is inarguably a melodic metalcore behemoth"; quindi cosa aspettate a comprarlo?

Antonio Cannizzaro

VOTO

85

 

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