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Dopo tre lunghi anni di estenuante attesa
finalmente è uscito il nuovo full-length del quintetto di San Diego, con
il titolo "The Powerless Rise". A mio parere un ottimo album,
certo non raggiunge la quasi perfezione avuta in "Shadows Are
Security" ma gli amanti del genere e soprattutto del gruppo lo
apprezzeranno tanto. La band ha mantenuto la stessa line up di "An
Ocean Between Us", cosa che ha scisso nuovamente in due la critica
riguardante la figura del bassista Josh Gilbert e delle sue parti in
cantato pulito. Ma la sostanziale differenza rispetto al precedente
album si ha nella maturità acquisita dal gruppo nel bilanciare molto
bene le parti dure delle canzoni con quelle morbide. Per il resto
troviamo sempre l’ottimo Tim Lambesis e la sua magnifica voce, il duo di
chitarristi Phil Sgrosso e Nick Hipa che non finiranno mai di stupirci
con incredibili riff e Jordan Mancino che alla batteria è sempre una
macchina allucinante!
"The Powerless Rise" ha venduto 38,000
copie nella prima settimana di vendita negli Stati Uniti piazzandosi
alla numero 10 della classifica The Billboard 200. L’album è composto in
totale da 11 tracce e parte in modo davvero aggressivo con Beyond
our suffering; si nota anche la testimonianza di fede del gruppo
leggendo "Personal redemption cannot change the world, unless we lay
down our lives for those who still suffer", che è la parte finale della
canzone. La seconda è Anodyne sea, molto simile alla prima
in termini di aggressività, nella quale però il ritornello è affidato a
Gilbert. In Without conclusion si ha un devastante riff
che lascerà a bocca aperta chiunque l'ascolti!, segue Parallels,
che dopo un abbondante minuto cantato soltanto da Lambesis presenta
un’alternanza melodica con la voce pulita di Gilbert, in costante
presenza, ovviamente, di una tecnica molto elevata. Con The plague
si mette da parte il lato "melodico" e si ritorna ad una sonorità molto
più aggressiva che di fatto ha reso famose le canzoni degli As I Lay
Dying, fattore che è stato rimarcato anche nelle successive
Anger and apathy e Condemned, condite dalla
strepitosa doppia cassa di Mancino. Un’altra bella song è Upside
down kingdom, ottima dal punto di vista della tecnica e con il
ritornello lasciato nuovamente a Gilbert per spezzare l’incontenibile
Lambesis.
Il
testo è molto significativo, specialmente con: "We are not forgotten,
for a kingdom is offered beyond that of golden streets. We can represent
now what will one day be complete".
La stessa forma è
ripresa nella canzone successiva, Vacancy, la penultima
The only costant is change è ampiamente lasciata all’estro di
Tim Lambesis ed è stracolma di bellissimi riff. L’album si chiude con
The blinding of false light, che ha un ritmo leggermente più
lento ma si può apprezzare ugualmente la bravura alla batteria di
Mancino.
In definitiva è davvero un ottimo lavoro che non
può mancare nella nostra collezione e, almeno dal mio punto di vista,
iniziano a piacermi le parti cantate da Josh Gilbert, forse perché ormai
è giunto al suo secondo album con la band e mi sto abituando a questo
netto contrasto tra le parti pesanti e quelle più melodiche. Band che
disco dopo disco sta raggiungendo un tasso tecnico elevatissimo. E’ di
questo pensiero anche Richard Cartey di Rock Sound dicendo che "As I
Lay Dying have created an album that is inarguably a melodic
metalcore behemoth"; quindi cosa aspettate a comprarlo?
Antonio Cannizzaro |