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ASCENSION THEORY
Answers
prog
2005 - Nightmare Records
(USA)
www.ascensiontheory.com

 

Capita a volte di giudicare troppo frettolosamente alcuni album. Per questo in particolare ho avuto il buon senso di metterlo e rimetterlo nello stereo prima di stilare un giudizio che si sarebbe rivelato inevitabilmente troppo affrettato. È stato infatti solo dopo svariati ascolti che, nonostante alcune evidenti pecche, ho potuto rivalutarlo e apprezzarlo in pieno. Ciò che gli Ascension Theory propongono è un prog melodico molto accattivante, con svariati elementi sinfonici, e al contempo piuttosto tecnico. La produzione è di buon livello mentre non si può dire lo stesso del booklet, non eccezionale nonostante rispecchi perfettamente il concept dell’album; la storia ha luogo in un mondo futuristico in cui gli esseri umani vivono in due diverse colonie, una sulla terra l'altra sulla luna, divenendo però due società completamente isolate e diverse tra loro, e tratta della lotta di un ragazzo contro il sistema politico della sua città per raggiungere i proprio sogni e intraprendere una crescita personale. I riferimenti alle Scritture, seppur vaghi, sono presenti, di certo però in minor misura rispetto al suo predecessore "Regeneration" uscito nel 2002. I due membri fondatori, il tastierista Tim Becker (attivo nella Fulmont Community Church) e Leon Ozug al microfono, sono qui affiancati dal batterista Chad Lenig, diventato membro a tutti gli effetti, e dalla brava Beverly Huse, guest vocalist in due brani.

Malgrado dunque una generale rivalutazione del lavoro c’è ancora qualcosa che non convince appieno: il prog che viene fuori da questi 45 minuti è un po' sottotono a causa di una non elevatissima varietà nel songwriting e della scarsa durata dei brani, la cui fine tronca lascia sempre dell’amaro in bocca. Ne risulta che nel complesso questi episodi dalle immediate melodie e dalla buona tecnica non emozionino più di tanto, rimanendo così belli solo in superficie. Una delle poche eccezioni è rappresentata dalla title track, Answers, 7 minuti di durata, a conclusione dell’album. Articolata, trascinante, con una buona originalità compositiva, dai giri di chitarra incalzanti. Se gli altri brani fossero stati della sua stessa caratura staremmo parlando di un altro album, ma tutti hanno comunque qualcosa da dire: ottimi e penetranti i refrain così come è ottimo il lavoro svolto dalla tastiera, sempre presente e decisiva; convincente la prova di Leon Ozug al microfono, con una voce aggressiva e dolce al punto giusto. Da segnalare la smielata ballata voce-piano To be content, poi Lockstep dagli iniziali delicati riff e note malinconiche di tastiera per farsi poi più tirata, The way of death, cantata interamente dalla Huse (interpretazione che ricorda molto gli Ayreon), dal ritmo sostenuto e da un lungo e scatenato assolo, Decisions, con un intro epico ed effetti sinfonici tastieristici, in cui torna la voce femminile duettando con Ozug, infine End game in cui il vertiginoso finale strumentale è indice della bravura tecnica del gruppo.

Sono presenti di sicuro degli spunti più che buoni anche se c’è qualcosa che impedisce di compiere quel decisivo salto di qualità, facendo sì che questo sia solo un discreto album. Peccato perché le potenzialità ci sono tutte, basta solo affinarle un pochino.

Ilaria Ricci

VOTO

74

 

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