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Sappiamo che il talentuoso mastermind degli ottimi
sudafricani The Awakening porta avanti anche un progetto solista
già autore di diverse release, nel quale può esternare senza alcun
condizionamento impositivo un intimistico songwriting legato a quelli
che sono un po' i suoi stati artistico-umorali. Da questo
autoreferenziale cantiere ne sono uscite cose buone ("Sinister Swing")
e altre meno buone ("The Slender Nudes"), ma mai mi sarei
aspettato potesse arrivare a plasmare lavori mediocri se non
insignificanti, come purtroppo risulta essere questo "The Valley".
Album sostanzialmente acustico salvo alcuni
attacchi rockeggianti, stringendo trattasi di dieci ballad pop-darkwave
con alcuni mood country ad alternato grado di chiaroscuro, estremamente
simili a livello compositivo (si fa per dire, considerata la quasi
totale assenza di arrangiamenti) che vorrebbero puntare su una
emozionalità malinconica che però mai emerge con sufficiente forza
emotiva. Qualche song riesce ad affiorare dall'anonimo appiattimento
complessivo, citerei la romantica Jennifer il cui climax
rimanda un poco agli HIM, la sufficientemente incisiva
Medicine e la leggermente più vivace The carnival.
Per il resto regna la noia e francamente non si vede l'ora il disco
finisca.
Un lavoro sorprendente, in quanto assolutamente
inatteso da parte di un artista del calibro di Ashton; album di cui con
franchezza non capisco il senso, e da cui tuttavia consiglio caldamente
di girare alla larga, soprattutto se, come me, stimate da sempre
l'artista. Una piccola momentanea sbandata dopo un percorso tanto lungo
ci può stare, l'importante è rimettersi subito in carreggiata.
Valerio Mei
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