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Sono passati ben sei anni dal debut album, ma la
gestazione del disco che ascoltiamo insieme è incominciata subito dopo
il fortunato full d’esordio. Christian Liljegren dalla sempiterna
grintosa voce, torna con un lavoro buono, ricco di musica anni ’80 ma,
ahimè, poco originale. Prodotto da Erik Mårtensson e masterizzato da
Micke Lind (che ha collaborato con DIO, i Candlemass e i
Talisman), si presenta con le migliori prospettive di successo,
senza contare i grandi nomi presenti in questa band che provengono da
gruppi di successo nella scena non solo white.
Caricatissima apre il disco Invitation,
primo singolo estratto: costruita su potenti riff e faticoso lavoro di
pelli, arricchita da tastiera dai mille e più effetti; come per molte
song ivi contenute, i richiami al passato, in particolar modo a quel
periodo fiorente dell’AOR e dell’heavy/power tra i cui nomi di spicco
della scena white non possiamo non citare i Barren Cross e gli
Stryper (ma vi assicuro che dentro questo cd troverete un’infinità
di riferimenti) sono numerosi e a volte un po’ imbarazzanti; sembra di
essere stati catapultati in un’epoca molto diversa dal metal che
oggigiorno va per la maggiore; questa sensazione è ancora più forte
ascoltando il secondo singolo estratto Keep the fire burning:
oltre allo straordinario acuto del frontman, gli intermezzi "robotici",
ci fanno un po’ ricordare anche certe pellicole di una trentina d’anni
fa. Semplice power di doppia cassa, We are not alone passa
tranquilla ai nostri orecchi, ma il testo di The Son will
come colpisce di più per la sua semplicità: "Listen to me / Be careful
with your heart / Lock the door / When evil comes around"; ottimo solo
di grande tecnica. Con la prossima, credetemi, vi sembrerà di ascoltare
uno di quegli scatti alla Dream Theater; You are the reason
è tecnica superba in ogni elemento, in ogni nota ivi contenuta, ma
purtroppo perde un po’ della carica delle precedenti song. Fruit
of love è una ballad d’altri tempi da usare anche come semplice
preghiera, dato le bellissime lyrics. Ricarichiamoci con We will
go, traccia live superba: di questa song vi segnalo il
fantastico solo a fine pezzo. I will belong to You
riprende con grinta le prime song, ma la grande sorpresa è il brano
successivo: The way, cover degli Stryper; anima e
corpo, anzi dovrei dire voce, si fondono in questa ben riuscita cover.
La decima e lunghissima traccia The gate passa un po’ in
sordina nonostante il testo sia davvero degno di nota. La song che dà il
titolo al full-length conclude il disco: Focus costruita
senza voce, quasi con mestizia pone fine su questo lavoro un po’
controverso.
Da una parte c’è tanta tecnica e voglia di mettersi
in gioco come ragazzini, dall’altra però c’è anche un disco che in fatto
di creatività dice poco. Booklet ben concepito, buone vendite, grande
lavoro in fase di mixaggio fanno di questo lavoro sicuramente
un’appassionante revival consigliato agli addetti ai lavori.
Roberta Cannone
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