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AUGUST BURNS RED
Demo
 
AUGUST BURNS RED
Looks Fragile After All
 
AUGUST BURNS RED
Thrill Seeker
 
AUGUST BURNS RED
Messengers
 
 

 

AUGUST BURNS RED
Constellations
metalcore
2009 - Solid State Records
(USA)
www.myspace.com/augustburnsred

 

Non me l’aspettavo. No, non intendo i versi del noto tormentone di Massimo Ranieri, non mi aspettavo la tripletta dell’act della Pennsylvania di cui nel titolo di questa recensione, perché ci può stare di fare un bel disco come "Thrill Seeker", è una gioia ottenere una riconferma con un signor disco come "Messengers", ma diciamocelo, arrivati al terzo capitolo nella discografia di un gruppo persino i fan più accaniti sono un po’ trepidanti e temono la patacca colossale, tanto più in un genere dove le band sembrano non trovar mai vaccino contro l’influenza del ritornello truzzo, del riffettino (sc)emo e del verso strappazzacuore.

E invece metti su "Constellations", premi play e arrivano cinque ragazzotti americani dal look improbabile, che senza né ah né ma ti scaricano in faccia gancio sinistro e diretto destro con Thirty and seven e Existence. Compatti, brutali, contorti, un Matt Greiner che alle pelli è più in forma che mai, insomma gli August Burns Red come ci piacciono, forse con un tocco di thrash in più in questo dittico d’apertura. Echi di "Messengers" ci vengono restituite dalle onde di Ocean of apathy, lo stacco fusion (sì avete letto bene) è assolutamente folle, ma per qualche strana alchimia si amalgama perfettamente col resto, con quel tocco di progressivo che pervade un po’ anche la seconda metà della traccia. Per par condicio la successiva White washed ci riporta nell’intro a composizioni più risalenti, che rimandano a "Thrill Seeker" ed è un’altra canzone che si guadagna il pollice alzato. In Marianas trench troviamo della melodia, ma ben fatta, quindi non preoccupatevi, mentre l’inizio di The escape artist, e non solo, ricorda forse un po’ eccessivamente Your little suburbia is in ruins, peccato veniale anche a voler esser pignoli; si passa quindi ad Indonesia, ove abbiamo la prestigiosa collaborazione di Tommy Rogers dei Between The Buried And Me, che esegue alcune clean vocals, ma la traccia nel complesso è molto aggressiva. Anche Paradox picchia come un hooligan, mentre Meridian è pezzo più introspettivo con un lunghissimo intro strumentale, che conferma l’impressione che i nostri si siano fatti un po’ sedurre dal progressive. Certo giusto un po’, perché per il gran finale c’è un’altra combinazione pugilistica con Rationalist, meddler (anche video) e Crusades… ed è come aver incassato un k.o. da Tyson.

Questo platter è indiscutibilmente un ulteriore passo avanti in una carriera musicale per ora immacolata, rispetto al precedente si rifuggono certi stilemi nei breakdown che ad un "orecchio" attento ogni tanto saltavano…all’occhio! Se proprio vogliamo trovare un difetto potremmo puntare l’indice contro la durata totale, forse si poteva rinunciare ad una traccia o due, ma ormai in un industria che sforna a raffica dischi fotocopia, che a voler esser magnanimi facciamo finta raggiungano la mezz’ora, non penso che nemmeno questo possa essere un rimprovero che si possa muovere ai nostri. Inizia la trepidazione per il prossimo album, stavolta con rigoroso ottimismo.

Daniel Djouder

VOTO

93

 

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