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BABYLON MYSTERY ORCHESTRA
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Axis Of Evil
 
BABYLON MYSTERY ORCHESTRA
The Godless The Godforsaken And The God Damned
 
 

 

BABYLON MYSTERY ORCHESTRA
Divine Right Of Kings
stoner
2003 - Self
(USA)
www.myspace.com/babylonmysteryorchestra

 

"Divine Right Of Kings", siamo agli albori del progetto solista di Sidney Allen Johnson, singer e polistrumentista a stelle e strisce, il quale fonda i Babylon Mystery Orchestra ispirandosi senza celarlo troppo agli storici Black Sabbath: il sound presentato in tal debut di 55 minuti emerge essere dunque un doom stoner con influenze gothic e dal piglio sovente orientaleggiante. Ottima la produzione, il songwriting è costantemente semplice, quasi mantrico nella sua ripetitività, la tecnica solista non eccelle ma non dispiace a differenza, purtroppo, del falsetto semibaritono di Sidney che in quest'opera prima va spesso fuori tono fino a prendere vere e proprie stonature.

Gotica dimenata tra coltri di nubi che rasentano il suolo è l'intro A habitation of devils, brano triste-pianistico con declamazioni baritone riecheggianti. Le cadenze ipnotiche, trade-mark del lavoro, permeano la seconda We are power, e l'interpretazione vocale già non convince. Tastiere epiche e riff acustici per Road to madness, in cui l'assolo è sognante e la novità è rappresentata da coralità polifoniche: song interessante. Qualche riff thrash ma anche cadenze goth-tastierose per Whore, ove però le linee tonali sono spesso sballate. Abbastanza varia scritturalmente risulta It's my right, corposa e arricchita di filtraggi vocali Savages with cash. Siamo alla prima ballata del lavoro, la dolce Save my soul, la melodia emoziona, l'assolo trascende, ma quando Sydney prova ad andare un poco più su con la voce il risultato è shock. Male il cantato anche nella track con il drumming più protagonista e la chitarre cariche di riverbero, ossia la successiva Evado eversor. Effetti rendono il tonale molto più deep in Mourning glory, e ciò si armonizza bene con la pomposità che si vuole esprimere in questa traccia. Arriviamo all'episodio più riuscito, Divine justice, song epica con sound da saga di re Artù ed effetto cornamusa proclamatorio ad inizio brano. Altra ballad per finire, ed è Crestfallen, trippica e sinfonica, elegiaca seppur stonata, romantica ma a tratti anche corposa.

I testi trattano della visione che il nostro ha del ruolo dei suoi Stati Uniti d'America all'interno della prospettiva biblica. Musicalmente ci troviamo al cospetto di un album acerbo ed ingenuo, ma che in ciò detiene tuttavia un mood complessivo che desta un certo interesse: attendiamo quindi con curiosità futuri sviluppi, in cui speriamo la vena artistica del volenteroso Sidney giunga ad una più adeguata maturazione.

Vaake

VOTO

53

 

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