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"On
Earth As It Is In Heaven"
è la
seconda fatica di Allen Sidney Johnson, pluristrumentista della
one-man-band Babylon Mystery Orchestra.
Il sound dell’album è
l’ormai consolidato doom (in stile Black Sabbath) con influenze
goth. Il full-length in questione si basa sul concept della musica, più
in particolare sull’origine della musica stessa, ed inizia con
Descension, introduzione strumentale, a tratti epica, in cui
domina una chitarra acustica suonata egregiamente. Semiaza’s song
è la traccia subito successiva e fin dalle prime battute si
viene in contatto con il classico sound doom dal ritmo cadenzato che
Johnson utilizzerà per il resto del Cd. La voce è ancora il punto debole
dei Babylon Mystery Orchestra: poca estensione vocale, e questa è
una grave lacuna per un cantante metal melodico.
La terza traccia,
Violation, è il classico brano doom con alcuni stacchi heavy,
che però non entusiasma più di tanto, a differenza della successiva
A celestial kiss, una ballad caratterizzata da ottimi riff di
chitarra acustica e da un cantato tutto sommato accettabile, sicuramente
migliore di quello delle precedenti song. Lo stesso vale anche per
l’epica Receive, trust and believe, ottimo il refrain e le
parti di chitarra acustica. Sembra che Sidney Allen Johnson dia il
meglio di sé quando suona l’acustica, e questo lo testimonia anche la
track 9, One man, canzone lenta con trascendenti e
sognanti arpeggi sempre in acustico.
Le canzoni in cui si percepisce di più l’influenza goth,
grazie alle strumentazioni tastieristiche, sono Ravishing music,
Waranthem, And the waters prevailed, ma
soprattutto la lentissima e malinconica Rainbow’s end, uno
dei migliori pezzi di "On Earth As It Is In Heaven", che in
alcuni frangenti ricorda lo stile dei Virgin Black, senza però
emettere e far percepire quelle emozioni fortissime che solo loro sono
in grado di trasmettere.
Un altro elemento da evidenziare è l’ottima produzione
(sicuramente Sidney Allen Johnson è uno che non bada a spese) che porta
alla sufficienza il giudizio relativo a questo full-length. Ci sono
ancora molte cose da migliorare, prima fra tutte la voce, ma rispetto al
precedente "Divine Right Of Kings" alcuni passi in avanti sono
stati fatti.
Daniele Fuligno |