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Secondo album dopo il loro debut "When The Worl Falls
Down" per i britannici Balance Of Power che offrono
attraverso un heavy/prog molto vario nel songwriting, una buona
collezione di canzoni condotte da una grande passione. Il suono è
alle volte drammatico altre aggressivo, ma dalle melodie veramente
catchy che non potranno non prendervi. Questo lavoro vede l’arrivo del nuovo vocalist Lance King
nelle fila della band e la prova è senz’altro superata: la sua voce
sia nei toni più alti che nelle parti quasi sussurrate risulta più
che mai adatta per l’emozione che riesce a trasmettere. L’album è interessante anche dal punto di vista compositivo:
i ragazzi hanno infatti cercato di realizzare un concept in cui le
canzoni potessero però funzionare anche prese singolarmente. Le
lyrics sono composte da Tony Ritchie, presente nei backing vocals,
che si è basato sui racconti incentrati sulla Bibbia pensati dagli
altri membri del gruppo.
Un intro recitato da Rob Brown con in sottofondo dei
sinistri tuoni preannuncia, in un mondo in cui non si temono
conseguenze per le proprie azioni, né tantomeno vi è alcun rispetto
per la vita o per Dio, un affollato deserto di anime perdute; grazie
alla sua atmosfera rappresenta l’ideale introduzione per la
scoppiettante Walkin on top of the world, traccia
dalla tipica fattura prog, in cui i Balance Of Power mostrano
tutta la loro tecnica. Che non è indifferente. Qui compare di nuovo
la voce narrante che, riapparendo anche successivamente nel disco,
riesce a dare all’intero lavoro un tocco di epicità. Tocca poi alla
title-track, Book of secrets aperta da un bel giro di
tastiere e da un incredibile acuto di Lance, seguiti da un riff
heavy accompagnato da un potente rullo di batteria: poi di nuovo
tocca alla voce narrante che funge da apripista perfetta ad un bell’assolo.
Tutto è davvero di grande impatto. D'altronde come When heaven
calls your name costruita all’inizio dal binomio
tastiera-voce narrante in cui i vocals del singer riescono a
trasmettere delle profonde e malinconiche emozioni; un assolo finale
è la ciliegina sulla torta. Le parole poi basterebbero anche da sole
a farvi venire la pelle d’oca e farvi volare su queste note (Suddenly
it’s colder, suddenly the sun has gone / but if the real world’s
over then your life has just begun).
Segue It’s not over,
traccia in cui sono evidenti le sonorità anni ’80, molto simile allo
stile degli Stryper: nonostante l’apprezzabile lavoro alle
tastiere e le parti corali, non riesce però ad essere sullo stesso
piano delle altre. Non poteva mancare la classica ballad, ed eccoci
accontentati da Do you dream of angels
che dopo un attacco strumentale di tastiera,
chitarra, batteria rallenta i propri tempi con la voce di Lance
accompagnata solo da alcuni accordi di chitarra, per poi esplodere
in tutta la sua dolcezza (Do you dream of angels / Well I do when I’m
dreaming of you) portando all’unisono tutti gli strumenti
intervallati da un altro incredibile assolo. Nella traccia
successiva Seven days into nevermore
il suono è decisamente più heavy caratterizzato da potenti
riff, in sintonia con il tema trattato (We don’t know with what
weapons wolrd war three will be fought / But world war four will be
fought with stiks and stones /
This is not the end of predicted danger).
Con Miracles and dreams e Stranger days
(to come) si torna ad un suono tipicamente prog. E la carica
così come la forza emotiva che riescono a trasmettere è assicurata.
Senza gridare al capolavoro "Book Of Secrets"
rappresenta un’opera di notevole livello, imperniata da grandi
tecnicismi, trascinanti refrain e da belle e composite linee
melodiche. Non un masterpiece quindi ma un disco lo stesso
impedibile che non può mancare nella vostra collezione.
Ilaria Ricci |