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BALANCE OF POWER
Heathen Machine
prog
2003 - Massacre Records
(Inghilterra)
www.balance-of-power.com

 

Questi Balance Of Power sono, a mio modesto giudizio, una delle migliori prog band mai sentite. I nostri arrivano a pubblicare questo album, il loro quinto, "Heathen Machine", e puntano su una musica ricercata, innovativa e molto personale. Il disco mi è risultato difficile proprio per la complessità, non riuscivo bene a collegare tutto, e mi ci son voluti diversi ascolti prima di capirlo e quindi apprezzarlo fino in fondo. Una produzione perfetta che fa apprezzare ogni singolo elemento, una cura che, secondo me, dovrebbe essere di tutte le prog band, un lavoro veramente buono.

Il disco è aperto dall’intro The rising seguito dalla title-track: un pezzo veloce, ricco di spunti ritmici (bravissimo il batterista) perfettamente eseguiti. Tutto conferma la preparazione tecnica del gruppo, e su questa base vengono poste le costruzioni vocali, su cui non mi soffermerò più di tanto, dico solo che sono molto buone. Altra canzone, altro pezzo da ricordare: Wish you were here è un brano magnifico (direi il mio preferito), dinamico, che alterna riff pesanti contro un ritornello coinvolgente, ottimamente suonato e ricco di stop and go. Più eccentrica e psichedelica Chemical imbalance, anche qui il gruppo si rivolge a un pubblico piuttosto preparato e amante di sperimentazioni compositive eccentriche. Rapidamente No place like home, un forte richiamo ai Dream Theater di "Awake": prog freddo e oscuro, in questo caso il gruppo inglese si tiene lontano da melodie già utilizzate da altri basandosi su un songwriting personale anche se un po' freddino. Più dinamica ma sempre molto raffinata sotto il profilo degli arrangiamenti (che sono ovunque curatissimi, non finirò mai di dirlo) The eyes of all the world è l’ennesima prova di classe dei Balance Of Power: riff oscuri e diretti che diventano progressivi grazie a dei sapienti cambi di tempo (e scrivendo questo ho la faccia di Homer quando vede una Duff); insomma, senza voler salire in cattedra (e senza voler fare gli "sboroni") i nostri sfornano una prova tecnica sopraffina. Più accessibile e melodica, Just before you leave concede all’ascoltatore una prova vocale notevole e un ritornello molto coinvolgente; sebbene più lenta questa canzone non perde il fascino delle precedenti. Wake up call si dimostra un brano complesso, ma non ostico, che si sviluppa in modo fluido per otto minuti di lunghezza senza dimenticare aperture melodiche dal grande fascino: insomma, musica di grande valore tecnico-artistico. Maggiormente veloce, Necessary evil pone fine al disco lasciando alto il tiro grazie a una ossatura ritmica veloce, ma alternata ad improvvisi rallentamenti e ripartenze.

Concludendo: questo album può tranquillamente stare tra i must di coloro che amano il prog. Un disco da sentire più volte e da gustare ogni volta di più…

Luigi Cantamesse

VOTO

80

 

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