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Questi Balance
Of Power sono, a mio modesto giudizio, una delle migliori prog band
mai sentite. I nostri arrivano a pubblicare questo album, il loro
quinto, "Heathen Machine", e puntano su una musica ricercata,
innovativa e molto personale. Il disco mi è risultato difficile proprio
per la complessità, non riuscivo bene a collegare tutto, e mi ci son
voluti diversi ascolti prima di capirlo e quindi apprezzarlo fino in
fondo. Una produzione perfetta che fa apprezzare ogni singolo elemento,
una cura che, secondo me, dovrebbe essere di tutte le prog band, un
lavoro veramente buono.
Il disco è aperto
dall’intro The rising seguito dalla title-track: un pezzo
veloce, ricco di spunti ritmici (bravissimo il batterista) perfettamente
eseguiti. Tutto conferma la preparazione tecnica del gruppo, e su questa
base vengono poste le costruzioni vocali, su cui non mi soffermerò più
di tanto, dico solo che sono molto buone. Altra canzone, altro pezzo da
ricordare: Wish you were here è un brano magnifico (direi
il mio preferito), dinamico, che alterna riff pesanti contro un
ritornello coinvolgente, ottimamente suonato e ricco di stop and go. Più
eccentrica e psichedelica Chemical imbalance, anche qui il
gruppo si rivolge a un pubblico piuttosto preparato e amante di
sperimentazioni compositive eccentriche. Rapidamente No place like
home, un forte richiamo ai Dream Theater di "Awake":
prog freddo e oscuro, in questo caso il gruppo inglese si tiene lontano
da melodie già utilizzate da altri basandosi su un songwriting personale
anche se un po' freddino. Più dinamica ma sempre molto raffinata sotto
il profilo degli arrangiamenti (che sono ovunque curatissimi, non finirò
mai di dirlo) The eyes of all the world è l’ennesima prova
di classe dei Balance Of Power: riff oscuri e diretti che
diventano progressivi grazie a dei sapienti cambi di tempo (e scrivendo
questo ho la faccia di Homer quando vede una Duff); insomma, senza voler
salire in cattedra (e senza voler fare gli "sboroni") i nostri sfornano
una prova tecnica sopraffina. Più accessibile e melodica, Just
before you leave concede all’ascoltatore una prova vocale
notevole e un ritornello molto coinvolgente; sebbene più lenta questa
canzone non perde il fascino delle precedenti. Wake up call
si dimostra un brano complesso, ma non ostico, che si sviluppa in modo
fluido per otto minuti di lunghezza senza dimenticare aperture melodiche
dal grande fascino: insomma, musica di grande valore tecnico-artistico.
Maggiormente veloce, Necessary evil pone fine al disco
lasciando alto il tiro grazie a una ossatura ritmica veloce, ma
alternata ad improvvisi rallentamenti e ripartenze.
Concludendo:
questo album può tranquillamente stare tra i must di coloro che amano il
prog. Un disco da sentire più volte e da gustare ogni volta di più…
Luigi Cantamesse |