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Il quarto album
degli inglesi Balance Of Power è questo "Perfect Balance",
suonato dalla line up King (voce), Southern e Yates (chitarre), Ritchie
(basso) e Hicks (Batteria) per la Massacre Records. Il disco è un
esponente di un buon metal melodico con canoni power e prog che ha una
buona base di ascolto e una sterminata pletora di gruppi i quali, tra
alti e bassi, si destreggiano nel genere. I Balance Of Power si
muovono con un certo stile all’interno di questa corrente, inserendo
molteplici spunti, che vanno dal barocco al thrash, passando per
orchestrazioni e arrangiamenti maestosi e d’atmosfera.
Gran parte del
messaggio stilistico dell’album è affidato alla opener Higher than
the sun, che evidenzia molto bene il modo di comporre del
monicker inglese: buon riffing dal suono concreto e pesante, refrain
molto "catchy" e corali, e una relativa debolezza compositiva nella
parte solistica. Chitarre e tastiere cercano sempre di intrecciarsi nel
puro stile Symphony X, ma spesso producono sterili esercizi di
stile che non vanno oltre a veloci scale o arpeggi, e l’ascoltatore
facilmente può accorgersi del fatto che, nonostante ogni canzone abbia
una propria forte identità, gli assoli siano tutti abbastanza
somiglianti l’uno con l’altro. Questo è un peccato, perché il materiale
c’è tutto, il riffing è ottimo, c’è tanto groove con un basso che
meriterebbe più attenzione dalla produzione non brillantissima, le
tastiere riempiono bene e il cantato è a dir poco ottimo. Basta infatti
ascoltare Fire dance per rendersi conto dell’ottima
prestazione di King, che solca linee vocali a dir poco audaci
conservando grande pathos e alternando forza e delicatezza a seconda
della situazione. One voice è un altro esempio della
duttilità vocale del frontman, che ben si adatta ai cori di questo pezzo
ben sostenuto anche da tastiere e sezione ritmica. Altri momenti di
grande musica si hanno inoltre in House of Cain e
Hard life, ma nessuna canzone purtroppo mostra assoli originali
e sopra le righe, mentre tutte si fanno apprezzare per l’ottima
costruzione di riff e ritornelli.
Un buon lavoro a
metà, anzi diciamo per tre quarti questo dei Balance Of Power,
che forse dovrebbero osare più verso una maggiore personalità
nell’interpretare il genere, lasciando perdere cliché sterili e ormai
abusati tra le miriadi di gruppi prog-power di oggi e invece
valorizzando l’ottimo King (che in Pleasure room mi
ricorda addirittura Geoff Tate!!) e la freschezza del loro riffing.
Marco Gandini
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