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I Balance Of Power sembrano proprio non sbagliare un
colpo e tornano sfornando un terzo album di pregevole fattura,
"Ten More Tales Of Grand Illusion" uscito per la Massacre
Records. Il disco può essere collocato tranquillamente sullo stesso
livello del precedente e acclamato "Book Of Secrects",
eguagliandolo per l’ineccepibile tecnica e per le intense emozioni
che queste note riescono a trasmettere. Ritornano qui melodie
accattivanti, refrain melodici, penetranti e suggestivi con degli
irresistibili chorus costruiti su un prog dalle sonorità sì moderne
ma strizzanti l’occhio agli anni ’80, con la presenza di alcuni
sprazzi neoclassici e dalle liriche composite e interessanti.
Già la prima traccia rappresenta un eccellente esempio,
Day breaker: riff aggressivi che aprono ad una cavalcata
prog di pregevole fattura vi costringeranno ad alzare il volume
dello stereo. Cambi di tempo, assolo da pelle d’oca. Trascinante, e
questo anche grazie all’ottima prova del singer, Lance King, dalla
estrema versatilità, la cui prova è ineccepibile dall’inizio alla
fine dell’album. Con Prisoner of pride abbiamo un
inizio in crescendo, quasi di un'attesa che poi esplode e ci porta a
sentire sulla nostra pelle una pioggia rigeneratrice. Una perla da
schiudere piano piano. La fine del brano è da manuale. Sevage
tears che parte con un solo di chitarra accompagnato da
piano è di stampo diverso, dal refrain marcato e deciso in cui gli
ottimi arrangiamenti tastieristici tessono note ipnotiche e dalla
malinconia galoppante. I più espliciti richiami AOR sono presenti in
About to burn e Under the spell, che
racconta della solitudine e della tristezza che avvolge alla perdita
della persona amata. Ottima è anche Blind man:
toccante il momento centrale del brano in cui tutto sembra fermarsi:
dolci e lente note di piano, effetti tastieristici d’impatto e voce
in crescendo di Lance…è il momento di massimo pathos, preludio al
ritorno al focolare del "blind man" che chiede perdono e che attende
la risposta della persona ferita. La strumentale e neoclassica Under innocence wing
fa da apripista all’aggressiva e cavalcante Sins of the world.
Interamente basata su voce-piano è la tetra e mesta The darker
side: la tristezza è imperante (You were the fire to light
my way / You were my light, my night, my day), il suo animo è scuro
come la notte, non c’è uno spiraglio di luce e l’ultimo
verso ne è una conferma (this life won't set me free so far)
preludendo forse ad un gesto esasperato. L’altra perla del disco,
Ten more tales of grand illusion, è a chiudere l'album:
melodia accattivante, cambi di tempo, diverse aperture
sinfonicheggianti, virtuosismi di chitarra, ottima prova del singer.
Vi basti ascoltare questo brano per testare lo spessore del gruppo!
Un lavoro completo sotto ogni punto di vista che sprizza
energia, vitalità, ma anche malinconia, intensità e trasporto da
ogni singola nota. Questa volta la mancanza di originalità non si
traduce affatto in un insignificante voto basso ma è anzi indice di
un pieno raggiungimento dei propri mezzi e di maturità artistica. Da
sentire!
Ilaria Ricci |