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BALANCE OF POWER
Ten More Tales Of Grand Illusion
prog
1999 - Massacre Records
(Inghilterra)
www.balance-of-power.com

 

I Balance Of Power sembrano proprio non sbagliare un colpo e tornano sfornando un terzo album di pregevole fattura, "Ten More Tales Of Grand Illusion" uscito per la Massacre Records. Il disco può essere collocato tranquillamente sullo stesso livello del precedente e acclamato "Book Of Secrects", eguagliandolo per l’ineccepibile tecnica e per le intense emozioni che queste note riescono a trasmettere. Ritornano qui melodie accattivanti, refrain melodici, penetranti e suggestivi con degli irresistibili chorus costruiti su un prog dalle sonorità sì moderne ma strizzanti l’occhio agli anni ’80, con la presenza di alcuni sprazzi neoclassici e dalle liriche composite e interessanti.

Già la prima traccia rappresenta un eccellente esempio, Day breaker: riff aggressivi che aprono ad una cavalcata prog di pregevole fattura vi costringeranno ad alzare il volume dello stereo. Cambi di tempo, assolo da pelle d’oca. Trascinante, e questo anche grazie all’ottima prova del singer, Lance King, dalla estrema versatilità, la cui prova è ineccepibile dall’inizio alla fine dell’album. Con Prisoner of pride abbiamo un inizio in crescendo, quasi di un'attesa che poi esplode e ci porta a sentire sulla nostra pelle una pioggia rigeneratrice. Una perla da schiudere piano piano. La fine del brano è da manuale. Sevage tears che parte con un solo di chitarra accompagnato da piano è di stampo diverso, dal refrain marcato e deciso in cui gli ottimi arrangiamenti tastieristici tessono note ipnotiche e dalla malinconia galoppante. I più espliciti richiami AOR sono presenti in About to burn e Under the spell, che racconta della solitudine e della tristezza che avvolge alla perdita della persona amata. Ottima è anche Blind man: toccante il momento centrale del brano in cui tutto sembra fermarsi: dolci e lente note di piano, effetti tastieristici d’impatto e voce in crescendo di Lance…è il momento di massimo pathos, preludio al ritorno al focolare del "blind man" che chiede perdono e che attende la risposta della persona ferita. La strumentale e neoclassica Under innocence wing fa da apripista all’aggressiva e cavalcante Sins of the world. Interamente basata su voce-piano è la tetra e mesta The darker side: la tristezza è imperante (You were the fire to light my way / You were my light, my night, my day), il suo animo è scuro come la notte, non c’è uno spiraglio di luce e l’ultimo verso ne è una conferma (this life won't set me free so far) preludendo forse ad un gesto esasperato. L’altra perla del disco, Ten more tales of grand illusion, è a chiudere l'album: melodia accattivante, cambi di tempo, diverse aperture sinfonicheggianti, virtuosismi di chitarra, ottima prova del singer. Vi basti ascoltare questo brano per testare lo spessore del gruppo!

Un lavoro completo sotto ogni punto di vista che sprizza energia, vitalità, ma anche malinconia, intensità e trasporto da ogni singola nota. Questa volta la mancanza di originalità non si traduce affatto in un insignificante voto basso ma è anzi indice di un pieno raggiungimento dei propri mezzi e di maturità artistica. Da sentire!

Ilaria Ricci

VOTO

86

 

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