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Tutti i lavori dei
Balance Of Power sono sempre stati caratterizzati da
apprezzabilissimi tecnicismi e da una grande varietà di sound. Non è
infatti correttissimo identificarli solo ed esclusivamente come
progressive metal, viste le innumerevoli influenze heavy, hard rock,
power e AOR.
"When The World
Falls Down"
è il loro debutto,
ancora privi di Lance King, il singer che ha portato in alto il nome di
questa formidabile band. Nonostante tale assenza, il lavoro svolto ai
microfoni da parte del primo cantante Tony Ritchie (che poi è diventato
il bassista) è senza ombra di dubbio ottimo.
Il full-length,
dopo un'introduzione tastieristica, inizia con Against the odds,
un brano tendente al power dagli sprazzi catchy e infarcito da un
bellissimo e lungo assolo. Subito dopo ascoltiamo Overnight
sensation, pezzo AOR tipicamente anni ’80. Si parla invece di
progressive rock con Can’t close the book e Balance
of power, entrambe ricche di cambi di tempo e velocità ma anche
di interessanti pezzi tastieristici. Un arpeggio di chitarra
semi-acustica ci avvia a Hide your heart, che ricorda
molto il sound dei Narnia per la presenza di un bell’assolo a
tratti neoclassicheggiante e per l’ottima interpretazione vocale di
Ritchie. Le lyrics dei Balance Of Power sono spesso poetiche e
spaziano tra vari temi riguardanti la fede e la religione.
La
settima traccia Don’t wait until tomorrow è a mio avviso
la migliore di tutto l’album per struttura compositiva, sound (che varia
tra AOR, hard rock e heavy metal), esecuzione e lyrics, le quali
invitano ad affidare la propria vita a Dio, senza aspettare un momento:
"Now I'm lying here without You / I can't get You off my mind / Life
without You is so empty / How could I be so unkind / Take my hand / Is
it too late for sorry? / Why can't it be / Just You and me?".
Dopo l’aggressiva
Something for your head arriviamo ad ascoltare anche
un’evocativa e nostalgica ballad, dal titolo When love is on your
side, in cui sono da evidenziare su tutto gli assoli e i
melodiosi riff di chitarra. Ritornano infine i cambi di velocità e di
tempo nella decima traccia The real thing (Carry on dreaming),
bellissima canzone progressive metal con molti richiami musicali degli
anni ’80. L’ultimo pezzo cantato è These are the days,
puro melodic rock acustico, mentre a concludere l’album è il brano
strumentale Summer’s over. Se amate
particolarmente i virtuosismi strumentali, la velocità negli assoli di
chitarra e il tipico sound del metal anni ’80, allora questo disco fa
sicuramente per voi. Lo apprezzerete di sicuro.
Daniele Fuligno |