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Fertilissima terra è il Brasile per il germogliare di gruppi
cristiani, ed un recente nuovo frutto si chiama Baraque's Lord,
quartetto che miscela in questo suo Ep d'esordio di circa 17 minuti
black e death, ma il cui sound è aperto all'intromissione di
altre influenze come il grind principalmente, ma anche qualche
spruzzo di doom e thrash. "Renewal By The Fear" è
autoprodotto ma si presenta con una veste grafica di tutto rispetto
quanto ad impatto nonché professionalità; è invece musicalmente
parlando che i limiti di una produzione a basso costo emergono: il
suono registrato risulta piuttosto scadente nelle parti più tirate
ed in particolare nel suono dei piatti che ricorda sinistramente
un'amatoriale registrazione live. Le idee e le capacità di
esecuzione non difettano, certo nulla di particolarmente
impressionante, ma queste cinque tracce con una produzione
maggiormente all'altezza avrebbero potuto dire molto più forte la
loro a mio avviso.
Un synth dalle tinte fosche prelude ad una rabbiosa sfuriata black
dallo screaming riecheggiante; neanche un minuto e Merciful
è già terminata, ma ce ne accorgiamo solo guardando il display dello
stereo dato che la seguente Restorer non stacca
neanche un secondo dall'opener. Il drumming è violento, segue un
arrangiamento più tecnico che lascia strada a sorpresa al grind dal
profondo growl: il martellamento sonoro si placa a favore di un
death possente espresso dallo screaming e dal growling, duettanti: di
qui in poi il pestaggio black, tiratissimo, è intervallato da
momenti di lead guitar piuttosto, ed inaspettatamente, luminosi.
Cosa odono le mie orecchie all'attacco della title-track
Renewal by the fear? Incredibile citazione nota per nota
degli Opeth di "Blackwater Park", incredibile proprio
perchè identica!, seguita però ben presto da un black schizzato
intervallato da pause solo strumentali o con la presenza di growl e
ritmiche quasi doom, o da aperture soleggianti o fasi ritmate con
profonde voci gutturali: peccato l'orribile suono dei piatti in
particolare come dicevamo, ben realizzata sarebbe stata una bella
canzone, dall'affascinante impostazione dicotomica nel testo: "Satan
tight, divine covenant; / Eternal death, eternal life; / Wickedness,
goodness; / Destruction, restoration; / Condemnation, salvation; /
When everything renew that's why / all devil's argument were / shut
in the cross of the Calvary. / In Jesus Christ we are more than
winners".
Sostanzialmente grindcore, seppur con
edulcoramenti ritmici e screaming, è Justice sovereign;
la conclusiva Spiritual battle - dedicata al
principale impegno del cristiano del mondo, la sconfitta nel proprio
io del peccato e della tentazione per aprire le porte all'ingresso
di Dio che sconvolge una vita - parte con un black spinto al limite,
accompagnato da un lungo screaming, ma poi si caratterizza più
death-oriented, anche dal sound strutturato.
Elementi per sperare in qualcosa di buono nel futuro ce ne sono, e
diversi, ma per emergere serve uno sforzo, anche economico è
probabile, molto maggiore: passione e una certa dose di talento non
bastano più, l'ascoltatore richiede perfezione. Se così non sarà in questo profondo underground i
Baraque's Lord la loro discreta figura la fanno.
Vaake
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