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BARAQUE'S LORD
Renewal By The Fear   (Ep)
unblack
2003 - Self
(Brasile)
www.baraqueslord.com

 

Fertilissima terra è il Brasile per il germogliare di gruppi cristiani, ed un recente nuovo frutto si chiama Baraque's Lord, quartetto che miscela in questo suo Ep d'esordio di circa 17 minuti black e death, ma il cui sound è aperto all'intromissione di altre influenze come il grind principalmente, ma anche qualche spruzzo di doom e thrash. "Renewal By The Fear" è autoprodotto ma si presenta con una veste grafica di tutto rispetto quanto ad impatto nonché professionalità; è invece musicalmente parlando che i limiti di una produzione a basso costo emergono: il suono registrato risulta piuttosto scadente nelle parti più tirate ed in particolare nel suono dei piatti che ricorda sinistramente un'amatoriale registrazione live. Le idee e le capacità di esecuzione non difettano, certo nulla di particolarmente impressionante, ma queste cinque tracce con una produzione maggiormente all'altezza avrebbero potuto dire molto più forte la loro a mio avviso.

Un synth dalle tinte fosche prelude ad una rabbiosa sfuriata black dallo screaming riecheggiante; neanche un minuto e Merciful è già terminata, ma ce ne accorgiamo solo guardando il display dello stereo dato che la seguente Restorer non stacca neanche un secondo dall'opener. Il drumming è violento, segue un arrangiamento più tecnico che lascia strada a sorpresa al grind dal profondo growl: il martellamento sonoro si placa a favore di un death possente espresso dallo screaming e dal growling, duettanti: di qui in poi il pestaggio black, tiratissimo, è intervallato da momenti di lead guitar piuttosto, ed inaspettatamente, luminosi. Cosa odono le mie orecchie all'attacco della title-track Renewal by the fear? Incredibile citazione nota per nota degli Opeth di "Blackwater Park", incredibile proprio perchè identica!, seguita però ben presto da un black schizzato intervallato da pause solo strumentali o con la presenza di growl e ritmiche quasi doom, o da aperture soleggianti o fasi ritmate con profonde voci gutturali: peccato l'orribile suono dei piatti in particolare come dicevamo, ben realizzata sarebbe stata una bella canzone, dall'affascinante impostazione dicotomica nel testo: "Satan tight, divine covenant; / Eternal death, eternal life; / Wickedness, goodness; / Destruction, restoration; / Condemnation, salvation; / When everything renew that's why / all devil's argument were / shut in the cross of the Calvary. / In Jesus Christ we are more than winners".

Sostanzialmente grindcore, seppur con edulcoramenti ritmici e screaming, è Justice sovereign; la conclusiva Spiritual battle - dedicata al principale impegno del cristiano del mondo, la sconfitta nel proprio io del peccato e della tentazione per aprire le porte all'ingresso di Dio che sconvolge una vita - parte con un black spinto al limite, accompagnato da un lungo screaming, ma poi si caratterizza più death-oriented, anche dal sound strutturato. Elementi per sperare in qualcosa di buono nel futuro ce ne sono, e diversi, ma per emergere serve uno sforzo, anche economico è probabile, molto maggiore: passione e una certa dose di talento non bastano più, l'ascoltatore richiede perfezione. Se così non sarà in questo profondo underground i Baraque's Lord la loro discreta figura la fanno.

Vaake

VOTO

69

 

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