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Rattle Your Cage
 
 

 

BARREN CROSS
Atomic Arena
heavy
1988 - Enigma Records / 2003 - Restless Brand
(USA)
www.myspace.com/barrencross

 

Prosegue così il cammino della storica white metal band capeggiata da Mike Lee; i Barren Cross abbandonano la Star Song firmando con la Enigma, etichetta che li sponsorizzerà per due album, quello in questione, "Atomic Arena", e il successivo "State Of Control". A distanza di due anni da "Rock For The King" comunque il prodotto non cambia, sia per quel che riguarda la lineup (che tra l'altro rimane invariata dall'inizio alla fine della storia della band) che per lo stile e la tecnica di songwriting proposta: pezzi quadrati e dinamici, caratterizzati da passaggi decisamente tecnici e orecchiabili. Non mancano ovviamente gli stacchi alla Iron Maiden (In the eye of the fire ne è la prova più evidente, tempo in sei ottavi e giri di basso tecnici come gli inglesi comandano), evidenziati come già detto dagli acuti del nostro Mike Lee, reincarnazione vocale di Dickinson; nonostante tutto comunque i nostri sono leggermente più proiettati verso l'hard rock piuttosto che verso l'heavy metal, si nota, oltre che dai riff e dai tempi stabiliti, anche dalla scelta della strumentazione, quali batteria con rullante decisamente profondo, ed eccessivo utilizzo di riverbero ed eco per le chitarre.

I nostri si presentano con dieci tracce, e ovviamente, tra una schitarrata e l'altra, non mancano neanche qui le parti lente, ne è la prova più lampante il brano che a mio parere vale quasi tutto il Cd, la ballad Heaven or nothing; "Give me heaven / heaven or nothing. / There's no other feeling like it in this world", lyrics che parlano della bellezza del paradiso, e del desiderio di volervi entrare: di fatto parlando di qualcosa di eccezionale ci voleva un brano eccezionale, e i nostri eroi sono vi sono riusciti pienamente. Ciò non toglie comunque che anche le altre tracce diano prova di un'eccellente composizione, e, come per molti Cd, ciò lo dimostrano le prime song, la terza e la quarta in particolare (In the eye of the fire e Terrorist child), pienamente maideniane. La seconda canzone era stata proposta già nel primo album ed è Killers of the unborn; per il resto rimangono pezzi pienamente hard rock come Imaginary music, Close to the edge, Dead lock e King of kings (in ordine la prima, la quinta, la sesta e la nona track dell'Lp), con una cavalcata metal per chiudere l'album, chiamata Living dead. L'unico brano che spicca per la sua velocità, e breve durata, è Cultic regimes: qui si potrebbe parlare addirittura di speed metal, ma è l'ennesima "eccezione" che conferma la dinamicità della band, la quale dimostra di riuscire ad ambientarsi in qualunque stile musicale, e allo stesso tempo mettere sempre del proprio e distinguersi, cosa non da poco.

Lo sviluppo tecnico della band è ancora in movimento (lo dimostra l'uscita del successivo album un anno dopo, che prevede novità dal punto di vista stilistico e compositivo), ma il livello raggiunto è comunque già soddisfacente e professionale, si rimane quindi sulla scia musicale intrapresa con "Rock For The King", e contemporaneamente percorsa anche dai cugini Stryper, che nel frattempo sfornano album a più non posso sullo stesso genere. Il periodo storico rimane comunque uno dei migliori per la scena hard rock cristiana, dato che in seguito il white metal prenderà molto di più la strada verso i generi estremi come il thrash, il death e il black (unblack).

Francesco Romeggini

VOTO

84

 

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