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Il debutto sul proscenio metallico dei quattro
losangelini - che con gli splendidi "Rock For The King" e "Atomic
Arena" saranno intronati nientemeno che del regale titolo di Iron
Maiden del white metal - francamente non lasciava presagire niente
di tutto ciò. L'Ep "Believe" è release sicuramente piacevole, ma
altrettanto sicuramente affatto eccelsa. Sei tracce sezionano questi 22
minuti dalla produzione solo passabile, ma - ed è questa l'aspetto che
più meraviglia - a volte claudicano anche a livello esecutivo e
compositivo, ovviamente in rapporto a quello che di lì ad un anno la
band produrrà ("Rock For The King"), utilizzando tra l'altro
diversi pezzi qui presenti. Tanto il range vocale del dickinsoniano Mike
Lee quanto l'ispirazione creativa del guitar hero
Ray Parris lasciano con più di un punto interrogativo, ma ciò ovviamente
"a posteriori".
Subito viene piazzata la title-track Believe
(Listen son to what / I have done I have recieved, / I have believed See
me now, / see what I found / I want to shout, come and believe), dal
drumming martellante e dal registro canoro lievemente filtrato. Buono è
l'intreccio chitarristico, ma anche l'assolo visionario. He loves
you (God loved you first, that's why he made you / In his image
and likeness so / Your body is the temple of the spirit / When you
accept him and you fear him) è invece un lento in cui battute ieratiche
timbrano un tappeto tastieristico: la song si impennerà ma senza
travolgere, e stesso effetto sortisce l'evocativo solo finale.
Aggressivo e granitico è l'heavy maideniano di Going nowhere,
dalla bella chiusa fatta di sincopato ritmico e acuto, anticamera della
perla dell'Ep, ossia il mid-tempo di Give your life dal
chorus catchy, dal notevole break progressivo e dall'assolo infiammato
di vibrati. Ballad iniziale, poi dopo circa un minuto intensa ritmica
intrecciata per Just a touch; conclude Light the flame
divisa tra riffoni cadenzati e interessanti up tempo in cui domina il
fraseggio canoro tra lead vocal e polifonia.
Molti spunti, ma nessun clamore particolare, in
"Believe" il talento dei nostri è ancora potenziale e grezzo; ma
incredibilmente è bastato aspettare solo un anno per averlo potuto veder
germogliare, e -ora possiamo dire - portare poi molto frutto.
Valerio Mei
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