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BARREN CROSS
State Of Control
hard rock
1989 - Enigma Records / 2003 - Restless Brand
(USA)
www.myspace.com/barrencross

 

Terza opera per la band californiana che ha segnato profondamente la storia del metal cristiano; mantenendo inalterata la line-up i nostri sfornano "State Of Control", album che in parte delude e in parte muta lo stile musicale della band: il lavoro infatti non è orientato più all'evoluzione strumentale e tecnica, ma risulta lineare e compatto, molto più tendente all'hard rock. Si può dire anzi che la componente metal sia parzialmente sparita in questo Cd.

La canzone State of control apre il disco con un pieno hard rock, cadenzato da tempi e ritmiche molto classiche del genere, e da assoli bucati qua e là nel già citato stile. Ma la particolarità di utilizzare giri di chitarra che tendono all'heavy metal i nostri non l'hanno comunque persa: sentendo brani come Inner war, o Bigotry man (who are you) si nota che pur rimanendo in un pieno hard rock i Barren Cross cercano molto l'ispirazione metallica; d'altronde è sempre stata un po' la caratteristica di questo gruppo quella di mescolare i due stili musicali. Non mancano tuttavia neppure in questo disco le tracce maideniane come dimostrano chiaramente A face in the dark e Two thousand years, la prima un veloce heavy cantato con potenza, la seconda una cavalcata d'impatto che sviluppa parti strumentali eccellenti, e come sempre cantata in maniera sublime. Per il resto si parla di HR; i nostri suonano brani tipo Out of time o Hard lies, che oltre a essere costruiti su tempi lenti e scanditi molto sul battere, sono caratterizzati da un diverso impatto vocale del singer. Se volete i lenti puri sono servite Cryin' over you e Love at full volume: non siamo al livello esagerato dei precedenti album, dove ogni lento era un capolavoro, ma i brani sono comunque orecchiabili e interessanti.

Come purtroppo arriva per ogni band, il periodo del declino dei Barren Cross inizia da questo album, che pur essendo un buonissimo Cd perde parecchio rispetto ai due precedenti, sia per la qualità del songwriting, che per l'esecuzione: chitarre un po' meno attive e giri armonici poco grintosi, sembra che Two thousand years sia l'unico pezzo nel quale esplode tutta la grinta della band. I nostri non ci deluderanno comunque nel live che seguirà l'anno successivo l'uscita di questo album: lo storico "Hotter Than Hell" del 1990 servirà a questa band per dimostrare la propria validità e chiudere le porte alla loro presenza nel mondo del metal; l'album che seguirà non avrà molto successo di vendita. In conclusione, per chi ricercasse un hard rock classico e lineare questo è un buon Cd, ma se volete sentire intrecci basso-chitarra e brani puntati sull'heavy metal, sono consigliabili i primi due album di questa grande band.

Francesco Romeggini

VOTO

78

 

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