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Terza opera per la band californiana che ha segnato
profondamente la storia del metal cristiano; mantenendo inalterata la
line-up i nostri sfornano "State Of Control", album che in parte
delude e in parte muta lo stile musicale della band: il lavoro infatti
non è orientato più all'evoluzione strumentale e tecnica, ma risulta
lineare e compatto, molto più tendente all'hard rock. Si può dire anzi
che la componente metal sia parzialmente sparita in questo Cd.
La canzone State of control apre il
disco con un pieno hard rock, cadenzato da tempi e ritmiche molto
classiche del genere, e da assoli bucati qua e là nel già citato stile.
Ma la particolarità di utilizzare giri di chitarra che tendono all'heavy
metal i nostri non l'hanno comunque persa: sentendo brani come
Inner war, o Bigotry man (who are you) si nota che
pur rimanendo in un pieno hard rock i Barren Cross cercano molto
l'ispirazione metallica; d'altronde è sempre stata un po' la
caratteristica di questo gruppo quella di mescolare i due stili
musicali. Non mancano tuttavia neppure in questo disco le tracce
maideniane come dimostrano chiaramente A face in the dark
e Two thousand years, la prima un veloce heavy cantato con
potenza, la seconda una cavalcata d'impatto che sviluppa parti
strumentali eccellenti, e come sempre cantata in maniera sublime. Per il
resto si parla di HR; i nostri suonano brani tipo Out of time
o Hard lies, che oltre a essere costruiti su tempi lenti e
scanditi molto sul battere, sono caratterizzati da un diverso impatto
vocale del singer. Se volete i lenti puri sono servite Cryin' over
you e Love at full volume: non siamo al livello
esagerato dei precedenti album, dove ogni lento era un capolavoro, ma i
brani sono comunque orecchiabili e interessanti.
Come purtroppo arriva per ogni band, il periodo del declino dei
Barren Cross inizia da questo album, che pur essendo un buonissimo
Cd perde parecchio rispetto ai due precedenti, sia per la qualità del
songwriting, che per l'esecuzione: chitarre un po' meno attive e giri
armonici poco grintosi, sembra che Two thousand years sia
l'unico pezzo nel quale esplode tutta la grinta della band. I nostri non
ci deluderanno comunque nel live che seguirà l'anno successivo l'uscita
di questo album: lo storico "Hotter Than Hell" del 1990 servirà a
questa band per dimostrare la propria validità e chiudere le porte alla
loro presenza nel mondo del metal; l'album che seguirà non avrà molto
successo di vendita. In conclusione, per chi ricercasse un hard rock
classico e lineare questo è un buon Cd, ma se volete sentire intrecci
basso-chitarra e brani puntati sull'heavy metal, sono consigliabili i
primi due album di questa grande band.
Francesco Romeggini
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