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Act 'made in California' di
ethereal gothic darkwave stile Sisters Of Mercy, i
BATZZ In The Belfry del mastermind Nelson
tornano, sulla scia dell'Ep omonimo del 2004 e del debut "Sparks Fly
Upward", a fissare la loro estetica musicale in questo full, un
compatto 12 tracce dalle suadenti e oniriche tinte dark old school.
Nelson oltre al caldo baritono che di tanto in tanto ricorre a lievi
effetti di riverbero, stende emozionali quanto pregnanti tappeti
tastierosi e si occupa di composizione e programmazione, coadiuvato
esecutivamente da diversi guest artist.
Tempi slowly con radi andanti in
loop, come genere esige da standard, tutta la forza emotiva del tuttavia
ridondante sound di "Glow In The Dark" si concentra nel gusto
dark romantico delle keys a supporto ovviamente dell'incandescente
timbrica vocale del nostro, che nei testi tratteggia pessimismo
esistenziale rischiarito di tanto in tanto dalla speranza in Dio, unico
appiglio per non essere inghiottiti nel gorgo oscuro del non-senso. Si
parte con un notevolissimo trittico che illude di essere al cospetto di
una frazione di capolavoro, ma dopo Nightfall,
For the dead e Scarlet, composizioni ricche e
iridescenti, seppur nello spettro della scala di grigi, il lavoro si
appiattisce su una vena compositiva poco ispirata e pregnante, che si
lascia ascoltare ma che non conferisce più particolari picchi di
emozioni al di là della indubbia piacevolezza di un poco invasivo sound
che culla dolcemente come sottofondo, ma al quale risulta arduo prestare
continuata presenza mentale. Si fa molto apprezzare l'intro dark
industrial della settima Tyranny, ma per trovare un'altra
composizione che trafigga il bersaglio grosso (quello dall'attenzione)
occorre aspettare fin l'undicesima To the end, minimalismi
incantati e danze oniriche eleganti tra soffuse orchestrazioni e
coralità tenuamente ieratiche. Delicatissima e indovinata l'ottima
drammatica closer, These hands.
Ipotizzando un Ep composto delle prime tre tracce,
della settima e delle ultime due avremmo avuto tra le mani un'autentica
perla, ma tutto il resto purtroppo è pleonastico, annoia, il che fa
crollare le quotazioni di un lavoro che sarebbe potuto risultare di ben
altra caratura. Ciò chiarito l'ascolto resta tuttavia sicuramente
consigliato ai goth-darkwave nostalgici.
Vaake
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