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BEALIAH
Dark
 
 

 

BEALIAH
Antology Of The Undead
unblack
2008 - Bombworks Records
(Indonesia)
www.lastfm.it/music/Bealiah

 

Dozhaiatlach D (anche in Doctor D ed Armageddon Holocaust, di cui alcune song sono qui presenti) ci regala un’antologia dei suoi precedenti lavori con il progetto Bealiah (su queste colonne è stato recensito "Dark"). Peccato davvero che non ci sia alcun inedito. Black molto melodico ed estremamente accattivante, quindi con le ovvie influenze dei conterranei Kekal, ma soprattutto degli Emperor, evidenti soprattutto nelle vocals e nelle keys. Morte e Resurrezione la fanno da padrone nelle lyrics: "Then those remains began to come together / A miraculous recomposition of the bodies / Reversing the natural process of putrefaction / To became the human bodies once again / He continued to prophesy as he was commanded / Then breath of life came into them and make them alive / Behold, I will open your graves, and raise you from your graves. / You shall know that I am THE LORD...", da Worship the immortal persons.

Si parte con, appunto, Worship the immortal persons e si vede subito quanto il sound del nostro deve agli Emperor. Mid tempo e break sospeso su screaming e tastiere davvero fascinoso. Sapientium crusts va in crescendo con un gran gusto melodico, merce rara a queste latitudini musicali. Kairos mostra delle forti risonanze power metal. La successiva A homage to the father of the undead è una maestosa e bellissima song black sinfonica in puro Emperor-style, con soliste sugli scudi. Embraced by fire è selvaggia e melanconica ad un tempo; anche qui il debito nei confronti dei maestri norvegesi è notevole. Weeping at the crimson moon è un soave pezzo tastieristico barocco e triste, ispirato a Bach. Ancora furia controllata per Equatorial throne of darkness, mentre la voce filtrata caratterizza Blood is for life che parte deathly e finisce raw. Sword of the conqueror ha un mood orientaleggiante, ma i filtri e le distorsioni la fanno apparire quasi industriale. La strumentale Confronting ignorance è ultrafast, senza dimenticare la melodia. Become One appare interlocutoria, la strumentale Transcending ambience è un classico pezzo di sinfonia black. L’antologia si chiude con un'altra strumentale, Untitled, il cui lavoro di tastiere e synth, ciclico, maestoso e sfiancante non può non ricordare l’ultimo Burzum.

Consigliatissimo a chi non ha mai voluto (o potuto) ascoltare lavori unblack, freschissimo e quasi "catchy" nel suo "easy linstening" (le virgolette sono d’obbligo). Il disco perde però punti per alcuni motivi: la scelta di non inserire neanche un nuovo pezzo, l’uso a volte ridondante di barocchismi e manierismi, la derivazione musicale a volte troppo esplicita dagli Emperor, che nelle prime song (quindi i primi lavori), rasenta quasi la clonazione. Tuttavia irresistibile e spumeggiante, indispensabile in una ipotetica collezione di unblack melodico.

Daniele E.

VOTO

85

 

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