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Indonesia e christian metal? Allora in un modo o
nell'altro non possono non entrarci i Kekal... ed i Bealiah
infatti non fanno eccezione a questa equazione, seppur l'ombra del
celebre monicker apparentemente li ammanti solo di striscio. I
Bealiah sono frutto dell'arte strumentale e compositiva di
Dozhaiatlach D, conosciuto anche come Doctor D nell'omonimo, più
modesto, progetto (a cui aveva collaborato quel Jeffray Arwadi
mastermind, appunto, dei Kekal), ma soprattutto come mente
compositiva dei senz'altro più interessanti Armageddon Holocaust
(idem come per l'altro inciso). Nei Bealiah Arwadi non c'entra
direttamente, ma l'influenza sul suo inequivocabile sound sul nostro one
man band si sente tutta, forte e chiara. Due sono i full-length
prodotti, entrambi esclusivamente in musicassetta, e di essi "Dark"
è l'ultimo, il più professionale quanto a sonoro, ma non necessariamente
il più ispirato quanto a sound, sound che è una miscela di black raw e
sinfonico, con ampie strutture extreme nelle quali i riff, ma tutte le
trame direi, sono di palese scaturigine kekaliana. Il cantato è in
screaming, e seppur non molto valorizzato dal settaggio dei suoni appare
comunque di buon livello, come lo sono peraltro tutte le esecuzioni
strumentistiche di questo lavoro.
Subito up-tempo vorticoso per l'opener Dark
rock n' roll, si alterneranno poi tempi medi infarciti di
massicce dosi di oscurità, ma pure la bizzarra solare orientalità del
Kekal-style; peccato per lo screaming relegato troppo dietro
nell'adagiamento al mix dei vari livelli sonori; per War of the
fools l'attacco è invece extreme sperimentale, anche nel
filtrato canoro: bello l'interludio atmosferico dove le intense chitarre
riescono a produrre gran pathos. Become One oltre ai due
già citati stili predominanti innesta la novità di nostalgie black
melodiche di notevole presa, in ossimoro col plumbeo tornado in
iper-tempo che tutto spazza in Confronting ignorance,
almeno finché non si apre, a sorpresa, verso l'etereo, con una informe
danza sospesa tra cielo e terra, nel buio. Di qui in poi i pezzi vengono
riproposti dal precedente "Weeping At The Crimson Moon", e il
suono sarà più scadente: tuttavia già Equatorial throne of
darkness è un gran pezzo, furioso, sperimentale ma anche
decadente, ed anche Blood is for life picchia in modo
sorprendente, ma flirtando anche con suadenti dark melodies. Notevoli i
giri armonici di Sword of the conqueror, demiurghi di
emozioni al limite, a chiudere è la strepitosa Embraced by fire,
caotica, furibonda, sontuosa, micidiale, eppure anche sinfonica e
sperimentale.
Questo dei Bealiah era davvero un progetto
molto interessante, parlo al passato perché oramai pare sia stato
accantonato, ma - notiziona recentissima - la Bomboworks Records ha
annunciato ne sta producendo versioni in Cd, e se il sonoro ne uscirà
migliorato allora sì che avremmo tra le mani qualcosa di veramente
imperdibile.
Vaake
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