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Era il lontano 2008 quando i BTA ci
stupirono con "Dichotomy", album dal quale si iniziarono a
intravedere i primi cambiamenti nel loro stile, con la parte prog via
via sempre più imponente. Successivamente, dopo l’uscita del singolo
Necrotizing fasciitis, c’è stata una variazione in line-up
che risulta essere molto determinante per l’attuale formazione. Alex
Kenis lascia la band e il suo posto è preso da Daniel Gailey che, oltre
ad essere un ottimo chitarrista, nel nuovo full-length "Celestial
Completion" avrà l’importante ruolo di dedicarsi anche alle parti in
scream. Con questo nuovo album la band ci dimostra chiaramente che
ricercano sempre nuovi modi per distinguersi musicalmente dal resto
della massa. Già a primo ascolto si denota immediatamente un
bilanciamento a dir poco perfetto tra l’immenso growl di Jason Wisdom,
le già citate parti in scream di Daniel e il clean del Conte Seth Hecox
(aiutato dallo stesso Gailey), il cui talento compositivo è sempre oltre
ogni immaginazione, vedasi assoli di chitarra o di tastiera suonati
sempre in modo magistrale e mai ripetitivi o banali. Il tutto
accompagnato dalla batteria di Brent "Duck" Duckett.
Ma entriamo nello specifico in "Celestial
Completion". L’opener è The resonant frequency of flesh,
una delle migliori intro che abbia mai sentito. Inizia con una voce
lirica e un coro di soprani e piano piano si inseriscono anche la
chitarra e un costante doppio pedale. La seconda traccia è The
magnetic sky, canzone molto potente e anche orecchiabile in cui
compaiono per la prima volta growl, scream e clean insieme.
Internal illumination è un mix quasi esplosivo fra riff di
chitarra e una grande interazione fra Jason e Daniel; nel finale la
rallenta un po’ e si possono apprezzare fino in fondo le straordinarie
doti vocali di Wisdom. E sulla falsa riga della precedente c’è
Path of the beam. Canzone molto bella in cui è presente quasi
tutto il repertorio della band, comprese le parti con la tastiera e con
un assolo finale di chitarra che vi farà rizzare i capelli. Segue
Requiem aeternam, brano dalla complessità inaudita divisa in tre
parti: La prima è Music of the spheres, un minuto e mezzo
di solo pianoforte mozzafiato tanto per chiarire ogni dubbio residuo
sulla bravura del Conte. La seconda è Elemental wrath, la
traccia più lunga dell’intero disco e probabilmente anche la più
complessa data la sua grande diversità. Si passa da riff potenti seguite
da campane, a voci metalliche, senza trascurare il fatto che sono
presenti stupendi assoli di chitarra. Il finale poi è tutto da vivere
tra lo stupendo pianoforte di Hecox e il solito superlativo Wisdom, il
tutto ben accompagnato da Duckett dietro le pelli. Infine la terza e
ultima parte di Requiem aeternam è Xenosynthesis,
traccia molto pesante, definibile quasi come symphonic black. Da
evidenziare anche la presenza di parti liriche.
Il brano seguente, Invisible creature,
è un breve pezzo strumentale suonato con il sitar che fa da intro a
Cardiac rebellion, traccia che inizialmente è in pieno stile
BTA, con l’aggiunta di Dennis Culp dei Five Iron Frenzy al
trombone, ma a circa metà c’è un improvviso cambio di tempo che, secondo
me, guasta un poco la song fino al termine della stessa. Forse questa è
l’unica pecca di "Celestial Completion". Con la seguente
Reflect/refract, ci riportano alle sonorità tipiche del death ma
anche questa a circa metà diventa molto melodica, salvo poi ritornare al
prog death iniziale tramite un assolo di chitarra. Infine con l’ultimo
brano dell’album, Breathing light, si comprende
chiaramente come il nuovo stile della band sia tendente sempre più al
progressive death. Si inizia con un clean per poi passare al duo Wisdom/Gailey,
il tutto seguito da riff e assoli delle chitarre e intervallato dal
dolce violino di Kim Stice che sicuramente vi entrerà in testa per molto
tempo!! Con "Celestial Completion", i Becoming The Archetype
hanno raggiunto una maturità tale da poter compiere il definitivo salto
di qualità, sperimentando tutti i tipi di strumenti ed effetti
possibili, data la loro straordinaria capacità nel saper fondere
bellezza e melodia con brutalità.
Antonio Cannizzaro
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