|
Pubblicizzatissimo dalla potente Solid State Records, label che
tratta quasi esclusivamente metalcore band cristiane, e di
conseguenza molto atteso questo album del quintetto statunitense.
"Terminate Damnation" viene spacciato dal marketing
work quasi come fosse un debut,
cosa che sarebbe fuorviante credere dato che ha un predecessore nel
seppur inspiegabilmente celato full-length "The Remnant", partorito
un anno prima sotto il vecchio monicker, The Remnant appunto. Nonostante la label, il genere suonato, e molto bene,
dai christian metallers Becoming The Archetype è death
melodico di ultimissima generazione, quello in cui si trovano
effettivamente presenti anche reiterate partiture metalcore, il quale è
invece più che evidente nella grafica e nel look del
gruppo.
L'opener di "Terminate
Damnation" è la strumentale March of the dead dove
le tastiere prima misteriche e poi elegiache vengono presto
scandite da percussioni marziali; ma è solo un'intro, il sound
della band viene fuori nella successiva Into oblivion,
e lo scopriamo essere un death melodico furibondo e piuttosto
articolato
che spesso e volentieri lascia spazio a devastanti riff in puro
stile american metalcore: sono tuttavia all'interno di ciò presenti
anche coinvolgenti aperture
melodiche chitarristiche ed un apprezzabile solo. Il growl non è
profondo, ma sempre feroce. Simile è la terza One man
parade, che ci proietta alla traccia capolavoro del disco,
Elegy, dalla sorprendente durata di 11:14. La song
dalla manica tira fuori l'asso di un growl che sa farsi anche
gutturale, ed è nel complesso estremamente intensa, talentuosa e
strutturata compositivamente: quello che non ti aspetti sono
gli accenni black-oriented ed
un lunghissimo stacco dark di solo piano
in cui compostamente si inseriscono un retrogusto di chitarra ed un
soffice drumming che l'accompagnano non verso la fine, come si
potrebbe di prima acchito pensare, ma verso una nuova riesplosione melodic death.
Night's sorrow ha un titolo che presuppone necessariamente
mood sofferto, e così è, anche se non ci si poteva attendere di certo una
traccia completamente acustica. L'attacco di The
epigone ha evidente ispirazione black, ma poi si sviluppa
death melodica con riffing swedish seguito da pachidermiche bordate metalcore...e c'è spazio anche per un assolo blues.
La settima Beyond adaptation e l'ottava No
fall too far hanno simile e non particolarmente innovativo
songwriting:
sempre death melodico che alterna break tirati a rarefazioni
granitiche. Molto più interessante è invece Ex nihilo in
cui risaltano due intensi assoli ed stagnazioni doom enfatizzate dal profondo growl di Jason Wisdom, anche bassista. Denouement
è una docile e fine traccia prog strumentale di due minuti scarsi,
mentre ne dura oltre sei e mezzo la bella conclusiva The
trivial paroxysm, le cui novità sono rappresentate da una
azzeccata melodia, da passaggi iper-tempo intrecciati, assoli e
cenni tonali screaming accanto all'ormai consueto deep growl. Non un
disco di cui gridare al "miracolo" (come molti han fatto) a mio
avviso, ma indiscutibilmente ispirato e perfettamente prodotto: lo
swedish death è genere ormai inflazionatissimo,
ma ciononostante i Becoming The Archetype meritano quantomeno
più di una chance di attento ascolto.
Vaake |