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BECOMING THE ARCHETYPE
Terminate Damnation
 
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The Physics Of Fire
 
BECOMING THE ARCHETYPE
Dichotomy
 
BECOMING THE ARCHETYPE
Celestial Completion
 
 

 

BECOMING THE ARCHETYPE
The Remnant
metalcore
2004 - Self
(USA)
www.myspace.com/becomingthearchetype

 

Quanti tra voi dormivano sonni tranquilli ritenendo che "Terminate Damnation" fosse effettivamente il debut degli oramai celebri Becoming The Archetype? Molti, e se siete tra costoro ne avevate ben donde perchè è così che è stato presentato, pur non essendo vero... Facciamo dunque luce su questo piccolo arcano. Il quintetto si presentò alla potente christian metalcore label Solid State Records col loro esplosivo materiale appena sfornato, e l'etichetta, che la sa lunga, realizzò immediatamente che qui c'era in ballo roba grossa ed andava pubblicizzata a dovere: non solo il lavoro di marketing fu a dir poco faraonico agli occhi di un movimento povero qual è il christian metal, ma ci si prese anche la briga di far notare che propendere per un monicker più accattivante del precedente scelto dalla band sarebbe stata mossa intelligente: The Remnant in effetti non spaccava neanche uno stuzzicadenti, e così da quel momento in poi il giovane sodalizio da Atlanta sarebbe divenuto Becoming The Archetype, nome riferito a Cristo: "Since Jesus was the only person to ever live a sinless life, He is the ultimate archetype (or original design) of humanity. As a result, the life of a Christ follower is all about being conformed to the image of God or in other words, becoming the archetype". Quindi "Terminate Damnation" fu il debut con questo monicker, ma la band l'anno prima aveva già composto un full-length, esatto, proprio il nostro omonimo "The Remnant". Il lavoro non fu riproposto dalla label ma abbandonato a sé stesso: il che, verrebbe da pensare, implica forse che tale disco trattasi di una semiamatoriale registrazione di composizioni acerbe? Macchè...

L'Intro composta da turbati arpeggi carichi di riverbero è la fredda ma tranquilla anticamera di quello che di lì a poco si manifesterà come mera violenza sonora incanalata ed esaltata da una produzione a cinque stelle. Passato qualche secondo di prepotente cadenzato Oath to order attacca di death metal convulso in cui è innestata la melodia di riffing swedish: qualche stoppata alle sei corde ed ecco che lascia a bocca aperta l'assolo che fuoriesce dalla lead all'interno di un mood oscuro, per quello che è un purissimo momento d'esaltazione. A terminare questa clamorosa song di old-school arriveranno trame complesse ed un'ascensione sonora di tutta la coralità strumentale solennizzata da una chitarra in solo. Non tutte le tracce saranno però di questo élitario livello, in primis proprio le seguenti Two e 54 is 44, metalcore-oriented con tempistica sperimentale la prima, andante di double bass con finale assolo thrash la seconda. Restoration apre noise, ma sarà poi un agrodolce intreccio di mansueti solos e riff elettrici su base acustica. The regular battle alterna lente detonazioni a swedish cupo, ma è forse la traccia meno riuscita della tracklist. In loving memory strizza l'occhio alla velocità, The longest instant divelte il silenzio, ma anche tutto ciò che gli si interpone, a colpi di clava, anche se poi, ma solo per un attimo, si commuove lasciando in vita un lungo assolo melodico. L'inatteso esponenziale in For the sake of moving on è l'apparizione di una partitura black, traccia questa che ci accompagna alla decima e conclusiva Married to the minus dove accanto al consueto tonale growling ed alla ferocia compositiva si inseriscono docili stacchi all'interno dei quali "irromperà" persino un breve coro emo: il finale del brano è un acustico, sognante e meditativo viaggio.

L'album, questo signor album, mai distribuito, è già bello che pronto per divenire un appetibilissimo gioiellino che la label immetterà sul mercato tra qualche anno, quando cioè i tantissimi fans di questo gruppone faranno follie (da fans) per venire in possesso del misterioso vero debut dei loro beniamini.

Vaake

VOTO

80

 

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