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Non provengono di certo dalla terra del metalcore
(!), eppure gli sconosciuti portoghesi Before The Torn sono
riusciti là dove big act della madrepatria del genere hanno fallito (As
I Lay Dying, ad esempio), ovvero decretare la morte, quantomeno a
livello mainstream, dello swedecore con un canto del cigno che di certo
non è l'"An Ocean Between Us" di turno, ma che si candita con
forza essere "Burying Saints", debut full-length per questo
combo, il quale che faccia sul serio già si nota d'impatto dallo
spettacolare artwork; basti poi affondare l'indice sul tasto play per
accorgersi che tale è anche la superlativa produzione. Di lì in avanti
sarà una sorpresa continua: freschezza compositiva pur non oltrepassando
quasi mai gli steccati del genere, potenza sonora di prim'ordine
ottimamente bilanciata con le melodie, tecnica ed esecuzione senza
penombre.
Trentacinque minuti in dieci tracce che riescono
nell'impresa di non far mai scemare l'attenzione, e se qualche lieve
flessione di tanto in tanto appare, i nostri sono abili a compensarla
subito dopo con picchi di intensità. E' la passione riversata nelle
composizioni che fa la differenza per i Before The Torn, e che
rende questo lavoro superiore a quelli di gruppi ben più celebri e
celebrati, ma ormai appagati; ciò lo si nota fin dalla fantastica opener
...The fall of hope, sound dinamitardo tra eccellenti
vocals growl e, soprattutto, scream, momenti riflessivi con trame
melodiche, doppia cassa randellante, tastierosità invasive, corali
clean. Swedish, climax ombratile e breakdown per l'inquieta e sontuosa
Hands of salvation, ottimo mood e varietà scritturale
anche per la successiva The sentence. Dopo il triturante
double bass di An ocean of pride si giunge a quello che è
l'anello più debole del lavoro, Broken, dead, defeated,
sopperito appieno dalla travolgente nerboruta e umorale title-track
Burying saints. Coralità stile In Flames in Endless
calling, swedish death su notevoli pattern percussionistici per
Sundown. Con l'attacco di Sinking hearts
inizia purtroppo ad emergere una certa ridondanza compositiva, i
portoghesi lo sanno, quindi innestano sperimentazioni, un coro emo
oriented seguito da una lunga partitura strumentale dalle tinte fosche.
La chiusa, My last words, spazza via ogni dubbio pestando
quasi deathcore per poi sconfinare in melodie thrashcore prima,
alternative poi, e terminare infine tra detonazione swedecore in
mid-tempo.
I Before The Torn non inventano nulla, se
siete in cerca di innovazione rivolgetevi altrove, ma se volete un
travolgente album di swedecore con tutti i crismi, difficilmente ormai
troverete di meglio. Passione che trasuda ad ogni nota ed astuta
intelligenza compositiva fanno di questo "Burying Saints" un
piccolo gioiello swedecore, nonostante l'uscita fuori tempo massimo,
almeno per quelle che sono le leggi imposte dal mercato core americano.
Vaake
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