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Sappiamo benissimo come l'odierno panorama delle
christian band core sia già strapieno, ciò non toglie però che tra le
tante nuove uscite non ce ne possano essere alcune che meritano una
certa attenzione, e questo è un po' il lavoro di setaccio che svolgono
le principali label. Nel nostro caso stiamo parlando della Rise Records,
famosa per occuparsi principalmente di band emocore/screamo, come il
combo in questione dei Before Their Eyes. Con l'album omonimo i
nostri hanno optato per un sound complessivamente molto semplice ma mai
ripetitivo. Sebbene coloro che preferiscono qualcosa di più grezzo e
violento potrebbero storcere il naso di fronte a un cantato quasi
esclusivamente in clean e accompagnato da cori emotional, non mi sembra
il caso di gettare nel dimenticatoio un disco con un discreto potenziale
come questo. Spesso si ha anche l'impressione di avere tra le mani un
disco alternative (bisogna considerare però che anche il metalcore in sé
è un po' un genere "alternativo"), ma alcuni particolari elementi (fill
di batteria, riff incrociati o armonizzati) ci permettono di eliminare
questo dubbio.
Come ho già accennato, i brani del platter sono
abbastanza semplici ma meritano una certa attenzione; apre con un riff
lento e malinconico City in a snow globe, accompagnato da
una docile voce. Dopo circa un minuto partono i riff post-core e il
vocalist alterna il clean a growl e urla disperate. The nighttime
is our time ha riff punk alternati ad altri post-core, mentre il
drumming non disdegna l'uso continuo del doppio pedale, così da rendere
il tutto più coinvolgente. Verso la metà della song è presente un breve
stacco melodico con riff d'acustica e tastiere, prima di ripetere
nuovamente il refrain. You talk a good game è la traccia
meno metal di tutto il disco: apre in uno stile che ricorda il southern
rock e nel refrain diventa praticamente modern punk. Per fortuna la
successiva Toward forgiveness ci permette di gustare dei
riff core veloci e tecnici e un buon drumming. Peccato per il refrain in
cui l'eccessivo approccio melodico del cantato penalizza il potenziale
dei riff, che trovano comunque un po' di spazio con un breakdown sul
finale, accompagnato da un cupo growl. This is redemption, this is
your lives washed clean è una traccia praticamente emotional,
con riff leggeri, tastiere di sfondo e voce malinconica. Dopo questa
track arriva la parte migliore del disco, in cui l'aggressività trova un
buon equilibrio con la melodia. Già con Why 6 is afraid of 7
ci sembra di ascoltare una canzone degli Underoath, anche se in
versione più leggera, intendiamoci. Ora arriva uno dei pezzi più forti
del disco, The journey down south: mentre la ritmica
esegue riff thrash la chitarra solista si diletta ora suonando lo stesso
riff ora passando a riff post-core, mentre il vocalist alterna il growl
e il clean voice, tra l'altro anche abbastanza graffiato a differenza
delle precedenti song. Prendiamoci un minuto e mezzo di rilassamento con
la strumentale Hope in devotion e lanciamoci
nelle ultime due tracks, Shotguns speaks louder than words
e soprattutto Close your eyes it's okay to rest now, che
chiude in bellezza il disco con una bella mistura di emocore e screamo,
passando da componenti hardcore punk ad altri più metalcore.
In conclusione non si può parlare di un lavoro
estremamente complesso o violento, in quanto attinge a piene mani dalle
componenti più leggere di metalcore e hardcore, pur non disdegnando
qualche spruzzata di aggressività che non guasta, anzi: con qualche
aggiunta in più si sarebbe arrivati certamente a un risultato migliore.
Francesco Pellegrino
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