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BELIEVER
Extraction From Mortality
thrash
1989 - R.E.X. Records / 2001 - Millenium Eight Records
(USA)
www.myspace.com/believerband

 

Penso che ogni white metaller che si rispetti conosca almeno di fama questa storica formazione thrash statunitense che ha segnato in modo indelebile la storia di questo sotto-filone musicale ed è stata presa come punto di riferimento da molte altre bands di heavy metal cristiano. "Extraction From Mortality" vede la luce nel 1989, periodo ancora molto fertile per il thrash metal, ed è il primo di tre full-length rilasciati dalla band tra il 1987 e il 2007. Infatti dopo "Dimensions" del 1993 la band si ferma per rifarsi viva solo nel 2007 con il live Cd "Chosen Live" e l’annuncio di un nuovo, imminente album.

Il lavoro in questione si pone come un buon esempio di thrash/speed metal (con venature death oriented) in linea con le produzioni del periodo nel quale è stato rilasciato, ma il loro sound mi ha ricordato in diversi punti più la scuola teutonica che quella americana. Infatti sin dalla opener Unite, veniamo investiti da una furia piuttosto vicina ai Kreator di album come "Extreme Aggression" o "Coma Of Souls" e, in generale, a tutta la corrente thrash che faceva dell’intransigenza la propria arma vincente. Si prosegue con la più cadenzata Vile hypocrisy, che si divincola tra cavalcate in doppia cassa e mid-tempos assortiti, che pur non brillando per qualità particolari mette comunque in mostra un buon riffing di chitarra e anche un buon lavoro di basso che si ritaglia persino un piccolissimo siparietto in slap. Questa song si avvicina di più a certo techno-thrash made in USA e apre la strada alla ottima DOS (Desolation of Sodom), che prosegue il discorso intrapreso dal brano precedente, ma con più varietà e convinzione. Si intrecciano nuovamente mid tempos, stacchi fulminei e decelerazioni improvvise guarniti dalla voce quasi soffocata e abrasiva di Kurt Bachman. La seguente Tormented sembra essere la tipica song da manuale del thrash metal: partenza con riffs stoppati, stacco che arriva molto presto e ripartenza iper veloce e aggressiva ai limiti del death metal, in pieno stile Sodom/Slayer. Finale in decrescendo supportato da chitarre sempre nervose e mai scontate. Inutile proseguire analizzando singolarmente le restanti canzoni. Tutto l’album si dimostra come una validissima opera di thrash metal suonata con buona perizia tecnica (calcoliamo che stiamo anche parlando di un debutto), che si regge sull’ottima capacità compositiva di questi (allora) giovani musicisti, dove spicca soprattutto un lavoro di chitarra per nulla semplice pur nella sua dirompente ferocia, e una sezione ritmica molto attenta ad enfatizzare i cambi d’umore presenti all’interno di ogni singola composizione in modo potente, preciso ed efficace. A mio avviso l’episodio migliore di tutto l’album è Blemished sacrifices, per il suo feeling davvero oscuro, la sua dinamicità e nella quale le chitarre si ergono un’altra volta a protagoniste assolute con ritmiche bellicose, armonizzazioni e assoli di gran gusto.

In definitiva, questo non è un album perfetto, e non è a mio avviso un masterpiece in grado di competere con i grandi classici che hanno fatto la storia del thrash, ma comunque stiamo parlando di un album di gran classe e soprattutto, lo ripeto, stiamo parlando di una band al debutto. Quanti negli anni Ottanta (ma ancora oggi…) riuscivano e riescono a raggiungere un risultato del genere al primo tentativo? Pochi, pochissimi. Quindi do solo un consiglio. Lasciate da parte inutili paragoni con altre bands/album passati e presenti, godetevi questo "Extraction From Mortality" e sbattete la testa fino allo sfinimento. Alla fine avrete male al collo, ma avrete reso omaggio ad una grande band e ne sarà valsa veramente la pena. Ed ora aspettiamo impazienti il loro ritorno…

Infected

(leggi la recensione di: Francesco Minnicucci)

VOTO

83

 

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