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Penso che ogni white metaller che si rispetti
conosca almeno di fama questa storica formazione thrash statunitense
che ha segnato in modo indelebile la storia di questo sotto-filone
musicale ed è stata presa come punto di riferimento da molte altre
bands di heavy metal cristiano. "Extraction From Mortality"
vede la luce nel 1989, periodo ancora molto fertile per il thrash
metal, ed è il primo di tre full-length rilasciati dalla band tra il
1987 e il 2007. Infatti dopo "Dimensions" del 1993 la band si
ferma per rifarsi viva solo nel 2007 con il live Cd "Chosen Live"
e l’annuncio di un nuovo, imminente album.
Il lavoro in questione si pone come un buon
esempio di thrash/speed metal (con venature death oriented) in linea
con le produzioni del periodo nel quale è stato rilasciato, ma il
loro sound mi ha ricordato in diversi punti più la scuola teutonica
che quella americana. Infatti sin dalla opener Unite,
veniamo investiti da una furia piuttosto vicina ai Kreator di
album come "Extreme Aggression" o "Coma Of Souls" e,
in generale, a tutta la corrente thrash che faceva
dell’intransigenza la propria arma vincente. Si prosegue con la più
cadenzata Vile hypocrisy, che si divincola tra
cavalcate in doppia cassa e mid-tempos assortiti, che pur non
brillando per qualità particolari mette comunque in mostra un buon
riffing di chitarra e anche un buon lavoro di basso che si ritaglia
persino un piccolissimo siparietto in slap. Questa song si avvicina
di più a certo techno-thrash made in USA e apre la strada alla
ottima DOS (Desolation of Sodom), che prosegue il
discorso intrapreso dal brano precedente, ma con più varietà e
convinzione. Si intrecciano nuovamente mid tempos, stacchi fulminei
e decelerazioni improvvise guarniti dalla voce quasi soffocata e
abrasiva di Kurt Bachman. La seguente Tormented sembra
essere la tipica song da manuale del thrash metal: partenza con
riffs stoppati, stacco che arriva molto presto e ripartenza iper
veloce e aggressiva ai limiti del death metal, in pieno stile
Sodom/Slayer. Finale in decrescendo supportato da
chitarre sempre nervose e mai scontate. Inutile proseguire
analizzando singolarmente le restanti canzoni. Tutto l’album si
dimostra come una validissima opera di thrash metal suonata con
buona perizia tecnica (calcoliamo che stiamo anche parlando di un
debutto), che si regge sull’ottima capacità compositiva di questi
(allora) giovani musicisti, dove spicca soprattutto un lavoro di
chitarra per nulla semplice pur nella sua dirompente ferocia, e una
sezione ritmica molto attenta ad enfatizzare i cambi d’umore
presenti all’interno di ogni singola composizione in modo potente,
preciso ed efficace. A mio avviso l’episodio migliore di tutto
l’album è Blemished sacrifices, per il suo feeling
davvero oscuro, la sua dinamicità e nella quale le chitarre si
ergono un’altra volta a protagoniste assolute con ritmiche
bellicose, armonizzazioni e assoli di gran gusto.
In definitiva, questo non è un album perfetto, e non è a mio avviso
un masterpiece in grado di competere con i grandi classici che hanno
fatto la storia del thrash, ma comunque stiamo parlando di un album
di gran classe e soprattutto, lo ripeto, stiamo parlando di una band
al debutto. Quanti negli anni Ottanta (ma ancora oggi…) riuscivano e
riescono a raggiungere un risultato del genere al primo tentativo?
Pochi, pochissimi. Quindi do solo un consiglio. Lasciate da parte
inutili paragoni con altre bands/album passati e presenti, godetevi
questo "Extraction From Mortality" e sbattete la testa fino
allo sfinimento. Alla fine avrete male al collo, ma avrete reso
omaggio ad una grande band e ne sarà valsa veramente la pena. Ed ora
aspettiamo impazienti il loro ritorno…
Infected
(leggi la recensione di:
Francesco Minnicucci)
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