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L'atmospheric sludge al suo meglio, al pari di
moniker
quali The Ocean, Burst e, ma solo in una certa parte della
caleidoscopica discografia, Neurosis. Questi sono i norvegesi Benea Reach,
act che ha il grande merito di essere riuscito, partendo dai canoni del
genere, a plasmare un sound assolutamente unico,
miscelando a tale base sludge atmosferica tanto soluzioni post-metal
quanto post-hardcore. Archiviato lo strepitoso
debut "Monument Bineothan" il sestetto si ripresenta
con "Alleviat", undici tracce dove i nostri si confermano
appieno, fortunatamente non stravolgendo lo stile ma apportando comunque
delle varianti di contro all'amato predecessore, rispetto alla quale
line-up cambia il bassista ma soprattutto esce di scena l'ex chitarrista
degli Extol e del side-project Absurd²,
Christer Espevoll.
Prologo della nuova opera firmata Benea Reach
è Awakening, concepita tra riff eterei, chitarroni sludge
bradisismici, evoluzioni post-metal e atmosfere, il tutto esaltato dalle
empiree vocals (scream e growl) del principesco singer Ilkka,
indiscutibile valore aggiunto del sodalizio scandinavo. New waters
è il single-video, strutture più semplici nonostante partiture death
progressive: al di là delle distese post-metal a dominare la traccia è
il trascinante refrain, impossibile da non urlare, anche se le
altitudini di Ilkka sono proibitive per i più, o meglio accessibili e
gestibili davvero per pochi. Meraviglioso il terzo episodio in scaletta,
Lionize, dove lo sludge manifesta la dicotomia presente
nell'ontologia dei Benea Reach, ovvero le intense atmosfere
oniriche e le sismicità di una sezione ritmica strabordante magnitudo.
Dopo un attacco metalcore addirittura clamoroso è lo screaming che
subentra: nello sviluppo di Sentiment compaiono
progressività post-hardcore con anche ricorso al clean, e il tutto si fa
meno digeribile del solito. Poco male perché a succedere è una gemma del
platter, la squassante Reason, affresco post-metal
dall'emozionalità esacerbata. Via il pennello e mano all'ariete con la
diveltente Legacy: deep growl e screaming abrasivo, ad
edulcorare sono aleggianti vocalizzi di female in backing nel pre-finale
orfico. Sludge rude e poi una struggente distesa melodica con chorus
sognante per Rejuvenate, i due momenti sezioneranno la
song, inframmezzati da un break minimale visionario, minimalità che si
fa pervasiva in Illume, incantesimo progressivo con
sovrabbondanza di vocalizzi femminili. Il mood torna triviale con Zenith,
tra interludi post-metal: traccia musicalmente ricchissima e dalla
dinamica ottimamente a segno. Contrappuntistica quanto sperimentale
risulta la post-hardcore Unconditional, intrisa di melodie
moderniste. E per finire adrenalinici si torna allo sludge cupo e grezzo
intrecciato con un delizioso ipocondriaco post-metal nella lunga closer
Dominion.
La minuziosa rincorsa alla perfezione è la linea
guida dei nostri, e a qualcosa tipo la scoperta di Atlantide
equivarrebbe il trovare un solo evidente neo in questo Cd; non è nel
songwriting, complesso e dagli arrangiamenti laboriosi ma fluidi, non è
certo nell'esecuzione, scandita magistralmente dalle chirurgiche clavate
alle pelli di Marco, né è tantomeno nella produzione, dirompente eppur
non plasticosa - come è invece in auge tra i sound modernisti.
Inseguireste una chimera. Presenti lo scorso novembre al christian metal
festival Nordic Fest di Oslo (io c'ero, show memorabile il loro), in questa
release la spiritualità si fa ancor più diffusamente manifesta rispetto al precedente album
("...Master / surround me to feel / armor the fondation / rebuild on
solid ground / sow the new in me / something that will remain / spread
your shine / and let it rain again"; da Lionize). Altro
capolavoro targato Benea Reach dunque, li attendiamo alla
successiva release, con l'aprioristica certezza che anche quella, salvo
sciagurati sostanziali mutamenti di formazione, sarà altrettanto tale.
Vaake
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