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"The Locusts, The Fire & The Plumbline" è il
disco d'esordio dei Bestiary, una band ancora agli inizi ma che
già dimostra di avere le carte in regola per essere considerata alla
pari con band ormai famose. Lo stile del gruppo tende ad andare verso
quel ramo del metalcore che si unisce ad alcuni aspetti del melodic
death, cioè lo swedcore, anche se ancora l'approccio melodico è quasi
assente in questo disco, che è considerabile a pieno titolo un Ep
metalcore.
L'album è composto da sei tracce, tutte di ottimo
livello tecnico. La prima, When will the rain come,
presenta un'accoppiata vincente di growl e scream nel ritornello, e riff
di chitarra e basso che si intrecciano alla perfezione. Butcher
the forth coming esordisce con la voce filtrata in clean, che
prosegue durante la traccia, accompagnata in alcuni tratti da un growl
massiccio e gutturale. Unica pecca il fill di batteria che a volte
diventa troppo confuso e non conferisce la giusta atmosfera nei punti in
cui servirebbe. Fist fight apre in modo pesante con riff
potenti e scream, e, tranne in qualche piccolo assolo, mantiene lo
stesso stile durante tutta la song. Fed to ravens al
contrario si apre in modo lento con riff d'acustica accompagnati dal
basso, che si trasformano in riff d'elettrica solo a canzone inoltrata.
Ottimi i cori in clean in sottofondo allo scream. Breathless
è mix di post-core e metal pesante e grezzo, con intermezzi
caratterizzati da riff tecnici e puliti. Veil of tears
chiude il disco in bellezza: ancora una volta troviamo frequenti cambi
di riff che mai scadono nel noioso.
In sostanza da questo Ep possiamo capire di che
pasta sono fatti i Bestiary, ci rendiamo conto che l'elemento
caratterizzante di questo gruppo è la continua ricerca di cambi di stile
e tecnica. Anche se ancora manca qualcosa, di questo possiamo essere
certi: sentiremo ancora parlare dei Bestiary.
Francesco Pellegrino
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