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Siamo nel 2002 e i Bleedience presentano il
loro primo Demo con "Bleedience". Palesemente ispirati
all’"Inferno" di Dante Alighieri, creano una loro personalissima
rilettura in chiave unblack metal della "Divina Commedia". La line-up
all'epoca era così composta: Lina (voce), Sigmund Christopher (basso), Holm (basso
e backing), Raymond J (chitarra solista), Andreaz Hansen (chitarra
ritmica e backing).
Partiamo con un Intro davvero classico, dove vengono
recitate le parole scolpite nella porta che dava accesso all’Inferno
visitato poi da Dante e Virgilio e dirigiamoci dritti alla successiva
Kristtorn dall’inizio davvero feroce e convulso, il sound è
febbrile e incandescente, lo scream del vocalist è qualcosa di selvaggio
e tagliente; ma proprio quando ci stiamo addentrando in questo mondo di
sofferenza la song muta radicalmente… Una voce pulita si mette a
recitare in lingua italiana i primi tre versi dell’Inferno: "Nel mezzo
del cammin di nostra vita / mi ritrovai per una selva oscura / ché la
diritta via era smarrita". E dopo questa parentesi "culturale" lo scream
riprende più furioso che mai, seguito da strumenti scatenati e
soprattutto dalla tastiera che conferisce alla song un’atmosfera da
incubo.
Eccoci a Kristtorn II, bombardamento
acustico di puro sound black, con scream che si riverbera nell’ambiente
e batteria incandescente che raggiunge livelli supersonici: le chitarre
infondono ira e disperazione alla song che, come concepita, polverizza
ogni canone e standardizzazione musicale. Dopo un Outro
che senz’altro ci farà saltare dal letto o se preferite dalle vostre
comode seggiole, passiamo alla singolare e bellissima song
Nocturne dal sound black-gothic e con un vocalist dalla voce
pulita che infonde dolcezza e mansuetudine ad una canzone che
apparentemente di dolce non ha gran che, ma che nel proseguo ci dimostra
che anche quegli strumenti che prima distruggevano ora invece sanno
accarezzare ed infondere gentilezza. Ahimè arriviamo già alla fine con
Prejudice - A gun to your head, dall’inizio esagitato e da
una timida voce pulita che presto lascerà il posto ad un inviperito
scream. Momenti di "catastrofe" black-gothic metal si alternano a pause
meditative e introverse. La fine coincide con una "virtuale" rottura del
disco che ci porta ai titoli di coda di questo primo lavoro dei
Bleedience.
Questi Bleedience hanno prodotto un Demo davvero ben fatto: la
qualità delle song è molto buona, non c’è il problema di scarsa
inventiva e monotonia nel sound dato che qui si spazia dal
black tecnico più distruttivo alla melodia oscura, arrivando perfino al black-gothic;
tale ecletticità aumenta di molto la considerazione per la bravura e
l'abilità musicale complessiva del gruppo norvegese.
Fabio Manna
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