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BLESSTHEFALL
His Last Walk
metalcore
2006 - Science Records / 2007 - Ferret Music
(USA)
www.myspace.com/blessthefall

 

Look e melodie manieristicamente emocore, interludi dalle atmosfere post-hardcore, poi screamo, riffing swedish e tutti gli stilemi del genere - peraltro bene eseguiti - rintracciabili soprattutto in act quali Haste The Day e Still Remains. E' questo il metalcore proposto dai Blessthefall, neo ensemble dall'Arizona che esce nel novembre del 2006 col debut "His Last Walk", trattante liricamente le tematiche della morte - vista dall'ottica cristiana, ma non per ciò scevra del dolore che l'ammanta - come si coglie dalla stessa front cover, leggermente modificata in questa successiva edizione dell'aprile 2007 operata dalla Ferret.

Elettronica, slow breakdown e nostalgiche melodie screamo costituiscono la sostanza dell'opener A message to the unknown, proposta in una piacevole forma, che se mai entusiasma tuttavia risulta di piacevole ascolto: chiave di lettura questa estendibile a tutto il Cd. Guys like you make us look bad parte tecnica e si sviluppa possente con riffing swedish, ma a colpire è l'ampia distesa minimal-elegiaca incastonata nel corpo della composizione. L'armonia decadente e sofferta avvolge la successiva Higinia che ricorre abbondantemente all'elettronica, così come l'intro della subentrante Could tell a love, giocata nell'intreccio di clean e scream vocals. Ancor più melensa, pur se dall'indovinato mood, è Rise up. Times like these scorre via anonima, mentre Pray appare inizialmente una ballad, per poi evolversi filoprogressiva ispirandosi agli ultimi Narcissus nell'uso del clean e nell'intelaiatura ritmica, e sfoga infine nello swedecore ricco di solos. Foschi minimalismi noir post-metal per l'obnubilata With eyes wide shut, track che però non esplode come il suo pathos lascerebbe supporre. Passando per la più insipida Wait for tomorrow e per l'eterea Black rose dying, giungiamo all'aggressiva title-track, che si divide tra screamo e post-metal.

Gli onesti Blessthefall non apportano certo innovazioni alla sclerotizzata scena emocore statunitense, ma cavalcano a dovere l'onda ed eseguono semplice ma bene - a parte alcune riserve circa le clean vocals -, oltre a poter disporre di un certo talento per quanto concerne lo sviluppo dei tratti melanconici. Consigliati a chi del metalcore ama l'anima più afflitta ed ipocondriaca, ma al tempo stesso seducente nella melodia.

Vaake

VOTO

72

 

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