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Dopo il loro debutto nell’ormai lontano 1997, i
Blindside sono tornati tre anni dopo con un disco dalla copertina
inquietante e da un sound spaventoso. Non so se dire se il gruppo sia
maturato o meno, ma posso dire che questo disco è uno strano seguito al
debutto.
Il disco apre con Vow of silence che, al contrario del
titolo, rompe il silenzio in modo esplosivo e diretto, molto in your
face! Urla quasi-scream da parte del cantante in questa canzone che
vuole dire ai fan che questi non sono più i Blindside del
debutto. I pezzi non sono tutti da descrivere per il semplice motivo che
seguono quasi tutti lo schema caotico e adrenalinico, tipo post-core. Da
citare, però, sono King of the closet, il brano più
particolare dell’album, con una melodia trascinata, ma orecchiabile;
Act, molto noise con voci distorte, che un po’ mi ricordano i
primi Norma Jean; Nara, altro pezzo fortemente
noise, e la closer Nothing but skin, quest’ultima è
probabilmente la traccia più caratteristica del disco (oltre ad essere
la più lunga, con i suoi abbondanti 9 minuti): apre con una breve
introduzione e poi con Christian che canta con voce pulita e melodica,
mentre da sottofondo ci sono dei bei arrangiamenti orchestrati. Dopo
questa breve sezione melodica, arriva un’esplosione di chitarre distorte
e Christian che ricomincia ad urlare come un pazzo. Lo stavo per
proclamare il miglior pezzo dell’album… se non fosse per il fatto che lo
schema precedentemente menzionato viene ripetuto più e più volte durante
il pezzo. Risultato: pezzo ripetitivo e consumato.
C’è solo una parola per descrivere questo disco: adrenalina! Se cercate
un album che vi faccia saltare o che vi dia la carica, questo è ciò che
fa per voi. Ma non è un disco per tutti, e se un giorno vi piace,
potrebbe già non piacervi il giorno dopo.
Christopher Warman |