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BLINDSIDE
The Great Depression
alternative
2005 - DRT Entertainment
(Svezia)
www.myspace.com/blindside

 

Dopo aver stupefatto il mondo della musica con il loro spettacolare "Silence", e poi deluso molti fan - come me - con il loro "About A Burning Fire", il quartetto torna sulla scena solo un anno dopo. E in che modo cercano di riconquistarsi i fan? Semplice: con un album goth! Naturalmente non si tratta di gothic puro in questo caso; direi più che altro che il gruppo saltella tra alternative e hardcore, aggiungendoci un pizzico di goth qui e là. Come mai questo cambiamento musicale? Dopo il tour di "About A Burning Fire", Christian, il vocalist, è andato a fare un viaggio missionario in Africa. Lì è rimasto colpito dalla povertà e dalla morte che regna nel terzo mondo. Più che colpito direi disturbato. L'album ne risente grandemente e le tematiche affrontate sono molto oscure. Dalla morte infantile all'insicurezza. Dal vizio al rimpianto. Ma l'argomento che sovrasta l'intera opera è la morte.

La title track introduce l'album. Si tratta di una intro composta da vari suoni, feedback e voci, mentre Christian recita una poesia. Si parte all'"attacco" poi, appunto, con This is a heart attack, che non sa per niente di ciò che il gruppo ha fatto in passato: per prima cosa notiamo la totale assenza di chitarre distorte. Al loro posto troviamo una chitarra pulita, che ripete continuamente lo stesso riff, e le vocals melodiche di Christian che poi esplodono in urla straziate: uno dei pezzi più particolari e sperimentali del gruppo, ricco di stacchetti, cambi di tempi e synth verso la fine. Si passa poi a Ask me now, molto più melodico e calmo del precedente, però ritenendo tutta la malinconia impostata dalla opener. Con We're all going to die il gruppo va un po' up-beat, affrontando il tema della morte infantile, il che dà un'aria piuttosto drammatica al brano. E ora passiamo a Yemkela, il pezzo forte, probabilmente tra i migliori del gruppo. Musicalmente hardcore, come i primi Blindside, tranne per il fatto che questa volta Christian ha una ragione per urlare. Le urla sono per il dolore provato nel vedere Yemkela, un ragazzo che ha conosciuto in Africa, vivere la sua vita consapevole di dover morire di AIDS un giorno. Dopo che il caos muore, il pezzo sfuma con un bellissimo pianoforte, per poi introdurre Put back the stars, che sa molto di speranza, ma in realtà à solamente un brano in cui il cantante dichiara di essere consapevole di essere perso nel mondo. Dopo questo episodio melodico, si passa all'aggressiva Fell in love with the game, dove il vocalist si immedesima in un uomo che lotta contro Dio per poi capire la Sua volontà.

Con Citylights, Christian utilizza vocals cantate ed anti-melodie, purtroppo però è uno dei due pezzi meno riusciti dell'album, in quanto leggermente noioso. Dopo il primo passo falso, il gruppo riguadagna terreno con We are to follow, che è il tipico inno giovanile, in cui il gruppo chiede ai giovani di seguirli, lasciando dietro i media che servono solo ad allontanarli dai veri obiettivi della vita (suppongo intendano qualcosa di spirituale). Musicalmente il pezzo è un hardcore fenomenale, con probabilmente i migliori screams mai realizzati dal vocalist. Si passa ad un'altra traccia forte, You must be bleeding under your eyelids, che è il passaggio più melodico nel platter. Secondo passo falso: My alibi, interamente parlato, tranne nel ritornello, risulta molto vuoto, in quanto l'unico strumento oltre alla batteria è una chitarra di accompagnamento; verso la metà il gruppo cerca di sperimentare un altro po', inserendo della techno che, a mio parere, non c'entra assolutamente niente. Fortunatamente poi si passa a Come to rest, in cui il gruppo torna hardcore, grazie anche a Ilkka Viitasalo, vocalist della metalcore band norvegese Benea Reach, che fa la sua parte donando degli scream formidabili al brano. Si passa ora a quello che, a mio parere, è il pezzo migliore di tutto il platter, e forse anche di tutto il repertorio dell'act: This time. Melodicissimo, dolcissimo, semplicissimo. Tre superlativi che lo descrivono alla perfezione; ci aggiungerei anche "tristissimo", in quanto parla di una persona cara che sta morendo e chiede di passare gli ultimi attimi di vita pregando con te. Conclude l'album When I remember, ottima closer, che raggruppa in un brano tutto quanto ha fatto il gruppo nel platter.

Finalmente una band che decide di mettere tutta la propria carriera in gioco per dire la sua, in quanto questo è, completamente, un nuovo territorio per il gruppo. Noi i nuovi Blindside li accettiamo a braccia aperte. Complimenti per il coraggio e per averci donato un altro capolavoro dopo la delusione di "About A Burning Fire". Di sicuro un must have per i fan della musica alternative e per quelli che amano ascoltare la musica grigia.

Christopher Warman

VOTO

89

 

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