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Dopo aver stupefatto il mondo della musica con il
loro spettacolare "Silence", e poi deluso molti fan - come me -
con il loro "About A Burning Fire", il quartetto torna sulla
scena solo un anno dopo. E in che modo cercano di riconquistarsi i fan?
Semplice: con un album goth! Naturalmente non si tratta di gothic puro
in questo caso; direi più che altro che il gruppo saltella tra
alternative e hardcore, aggiungendoci un pizzico di goth qui e là. Come
mai questo cambiamento musicale? Dopo il tour di "About A Burning
Fire", Christian, il vocalist, è andato a fare un viaggio
missionario in Africa. Lì è rimasto colpito dalla povertà e dalla morte
che regna nel terzo mondo. Più che colpito direi disturbato. L'album ne
risente grandemente e le tematiche affrontate sono molto oscure. Dalla
morte infantile all'insicurezza. Dal vizio al rimpianto. Ma l'argomento
che sovrasta l'intera opera è la morte.
La title track introduce l'album. Si tratta di una
intro composta da vari suoni, feedback e voci, mentre Christian recita
una poesia. Si parte all'"attacco" poi, appunto, con This is a
heart attack, che non sa per niente di ciò che il gruppo ha
fatto in passato: per prima cosa notiamo la totale assenza di chitarre
distorte. Al loro posto troviamo una chitarra pulita, che ripete
continuamente lo stesso riff, e le vocals melodiche di Christian che poi
esplodono in urla straziate: uno dei pezzi più particolari e
sperimentali del gruppo, ricco di stacchetti, cambi di tempi e synth
verso la fine. Si passa poi a Ask me now, molto più
melodico e calmo del precedente, però ritenendo tutta la malinconia
impostata dalla opener. Con We're all going to die il
gruppo va un po' up-beat, affrontando il tema della morte infantile, il
che dà un'aria piuttosto drammatica al brano. E ora passiamo a
Yemkela, il pezzo forte, probabilmente tra i migliori del
gruppo. Musicalmente hardcore, come i primi Blindside, tranne per
il fatto che questa volta Christian ha una ragione per urlare. Le urla
sono per il dolore provato nel vedere Yemkela, un ragazzo che ha
conosciuto in Africa, vivere la sua vita consapevole di dover morire di
AIDS un giorno. Dopo che il caos muore, il pezzo sfuma con un bellissimo
pianoforte, per poi introdurre Put back the stars, che sa
molto di speranza, ma in realtà à solamente un brano in cui il cantante
dichiara di essere consapevole di essere perso nel mondo. Dopo questo
episodio melodico, si passa all'aggressiva Fell in love with the
game, dove il vocalist si immedesima in un uomo che lotta contro
Dio per poi capire la Sua volontà.
Con Citylights, Christian utilizza vocals cantate ed
anti-melodie, purtroppo però è uno dei due pezzi meno riusciti
dell'album, in quanto leggermente noioso. Dopo il primo passo falso, il
gruppo riguadagna terreno con We are to follow, che è il
tipico inno giovanile, in cui il gruppo chiede ai giovani di seguirli,
lasciando dietro i media che servono solo ad allontanarli dai veri
obiettivi della vita (suppongo intendano qualcosa di spirituale).
Musicalmente il pezzo è un hardcore fenomenale, con probabilmente i
migliori screams mai realizzati dal vocalist. Si passa ad un'altra
traccia forte, You must be bleeding under your eyelids,
che è il passaggio più melodico nel platter. Secondo passo falso:
My alibi, interamente parlato, tranne nel ritornello, risulta
molto vuoto, in quanto l'unico strumento oltre alla batteria è una
chitarra di accompagnamento; verso la metà il gruppo cerca di
sperimentare un altro po', inserendo della techno che, a mio parere, non
c'entra assolutamente niente. Fortunatamente poi si passa a Come
to rest, in cui il gruppo torna hardcore, grazie anche a Ilkka
Viitasalo, vocalist della metalcore band norvegese Benea Reach,
che fa la sua parte donando degli scream formidabili al brano. Si passa
ora a quello che, a mio parere, è il pezzo migliore di tutto il platter,
e forse anche di tutto il repertorio dell'act: This time.
Melodicissimo, dolcissimo, semplicissimo. Tre superlativi che lo
descrivono alla perfezione; ci aggiungerei anche "tristissimo", in
quanto parla di una persona cara che sta morendo e chiede di passare gli
ultimi attimi di vita pregando con te. Conclude l'album When I
remember, ottima closer, che raggruppa in un brano tutto quanto
ha fatto il gruppo nel platter.
Finalmente una band che decide di mettere tutta la propria carriera in
gioco per dire la sua, in quanto questo è, completamente, un nuovo
territorio per il gruppo. Noi i nuovi Blindside li accettiamo a
braccia aperte. Complimenti per il coraggio e per averci donato un altro
capolavoro dopo la delusione di "About A Burning Fire". Di sicuro
un must have per i fan della musica alternative e per quelli che amano
ascoltare la musica grigia.
Christopher Warman
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