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Era il lontano marzo 2008
quando esordii come recensore con il debut di uno dei miei gruppi
preferiti: i Blindside. Ed ecco che, tre anni dopo, mi ritrovo a
recensire l’ultima fatica di questa band che ho imparato ad amare nel
corso degli anni. A sei anni di distanza dal loro ultimo full-length ("The
Great Depression") i nostri sono tornati sulla scena con "With
Shivering Hearts We Wait". "The Great Depression", pur
essendo un gran bel disco, era parecchio differente da tutto ciò che i
Blindside erano: arrangiamenti caotici e claustrofobici, sonorità
grezze e sporche, e lyrics oscure e decadenti. "With Shivering Hearts
We Wait" invece è tutt’altro che deprimente!
Apre il disco There must be something in the water, il cui
sound strizza l’occhio alla magnum opus del gruppo, "Silence",
pur essendo a modo suo differente. Dopo qualche minuto il pezzo si tuffa
in uno dei breakdown più assurdamente ottimi che abbia mai sentito,
inserendoci nel mezzo anche un grande arrangiamento orchestrale,
balzando un po' nel symphonic. Dopo un pezzo tanto epico mi aspettavo
qualcosa di altrettanto bestiale: invece parte My heart escapes,
che appare semplice e leggermente in sottotono. Monster on the
radio invece è un brano ironico: parla di come molti gruppi
realizzano pezzi con il solo scopo di raggiungere successo commerciale.
Musicalmente è un alternative estremamente commerciale, con tanto di
drum machine e ritornello orecchiabile ripetuto all’infinito. Pur non
essendo particolarmente brutto, secondo me è stato realizzato un po'
come burla. Si passa ad un episodio più serio con la ballad It’s
all I have, che con una bellissima melodia coinvolge
l’ascoltatore, rallentando un poco l’andatura del disco. La seguente (Bloodstained
Hollywood ending) invece ricorda qualcosa del loro quarto album,
"About A Burning Fire", contenendo del punk e un’aria leggermente
commerciale. Our love saves us è un’altra ballad carina
che però con la sua base fatta di drum machine, synth, e chitarra
sintetizzata sa poco di Blindside, mentre la successiva
Bing out your dead è invece molto più Blindside, nonché
forse la migliore e più "pesante" del platter. Withering e
Cold, le tracce seguenti, si perdono purtroppo nel limbo
del dimenticatoio, quindi si passa alla closer There must be
something in the wind che conclude l’album con sonorità ben più
oscure del resto del platter, terminando con qualche sorprendente giro
di pura trance, per poi sfumare in malinconici violini.
"With Shivering Hearts We Wait" è un buon lavoro, però non
abbastanza da giustificare sei anni di assenza. Mancano brani che
saltino all’orecchio dell’ascoltatore (oltre alla opener), e c'è anche
un’aria di commercialità che sovrasta l’intera opera che distrae
l’ascoltatore da apprezzare il platter. Come album non c’è male,
tuttavia i cari svedesi dovranno fare di meglio per riguadagnarsi il mio
affetto.
Christopher Warman
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