|
Nonostante la bassa età
media, gli armeni in questione hanno già sfornato diversi lavori di un
certo interesse. Si nota subito, in questo disco, un evidente
miglioramento nella produzione. La lingua madre usata nel cantato non è
priva di fascino.
Un’Intro che
nella prima parte assomiglia a quella di "Hellig Usvart" ci
conduce all’opera. Con la title-track Sign of time i
nostri esibiscono tutto il proprio, notevole, repertorio: continui cambi
di tempo ed atmosfera, passaggi continui fra screaming, growling e
pulito, refrain "orecchiabili", ecc ecc. Unseen war è più
propriamente black sinfonico con una bella coda strumentale. In
The call è facile notare come siano evidentissime le influenze
di certi Dimmu Borgir, The funeral of the dark kingdom
è invece una strumentale solenne e organistica, una stupenda messa da
requiem. Poi tocca a Fall Babylon, antestoriana ma con
molta farina del proprio sacco. Poteva mancare la gothic song in un
disco del genere? Ecco la sontuosa Hayr mer. At the
cross è un altro brano strumentale di rara eleganza. Con
Corruptible reflection of reality si ritorna ad accelerare,
dimostrando la tecnica della band. Golgotha è una
struggente orchestrazione, Metanoia incalza,
Faithfull chiude, ma è forse il punto debole del disco.
Si può perdonare qualche
ingenuità ad un gruppo pieno di passione, coraggio, tecnica, melodia,
inventiva e Fede? La risposta è scontata, secondo me. Per gli sforzi che
stanno profondendo basta guardarsi i loro video e concerti. Disco da
avere, sicuramente.
Daniele E.
|