|
Ritornano dopo ben quattro anni con il loro
unblack sinfonico di ottima qualità e dal sapore gothic doom, gli armeni
Blood Covenant. Nel loro nuovo disco "The Blood Of The New
Covenant" viene accostata alla tipica aggressività musicale
dell'unblack la melodia di tastiere, le quali vanno a ricreare atmosfere
molto introverse e contemplative, arricchendo notevolmente la
melodiosità e la misticità delle tracce.
Un intro molto particolare quale The
symphony of the eminence avanza sfarzoso tra melodie opulenti ed
epiche, accompagnando l'ascoltatore alla successiva Greatness,
vivace e pregiata come una ballata scorre leggera e soffice, dallo
scream affatto aggressivo e dall'accentuata melodia, va ad assumere
verso la fine autunnali tonalità gothic/doom. Una vera e propria
esplosione mistica è Dedication, barocche melodie stile
ambient e riff veloci e taglienti si alternano a lente e cineree
atmosfere doom, conferendo un'aura di magia e mistero; ottimo il
cantante che passa da aspri scream al cantato pulito darkeggiante. E' il
turno di Blood of the New Testament, e anche qui vanno ad
alternarsi due musicalità bene differenti: dalla tradizionale sferzata
furiosa unblack metal costellata di scream e growl ad una vera e propria
trasfusione di patos dall'accorato e struggente canto. Un malinconico
intro a metà disco ci accompagna dignitosamente all'ascolto di Old
cross, ritmi veloci e puliti pulsano come nuova vita conferendo
particolare vitalità alla song, ove una volta ancora il canto pulito
viene privilegiato al trascurato scream che rimane in secondo piano.
Struggente ed introversa è Eternal beauty, traccia
strumentale, estremamente melodiosa e leggera, ci regala attimo di
"respiro" per affrontare la successiva Apocalypse, aspri
growl e scream ammorbano un'atmosfera da "fine del mondo", riff
velocissimi conferiscono austerità mentre abissali rullaggi di batteria
percuotono pesantemente ogni accenno di melodia e sinuose tastiere
acconsentono a suonare una sorte di danza tenebrosa. Terribile e
possente si presenta Choice, la quale va a scaricare tutta
la sua potenza distruttrice fatta di riff velocissime e forsennati,
spaventose supersoniche percussioni ed esibizione vocale da lamento
ultraterreno; presto però l'indole gothic/doom della band si fa
profondamente sentire e si manifesta in tutta la sua eleganza sotto
forma di accorati cori e caduche melodie autunnali. Siamo alla fine
quando arriviamo a Sacred, con estrema sorpresa la band
riprende il bel ritornello già ritrovato nella precedente Blood of
the New Testament e gli conferisce un effervescente ritmo power
metal, sprigionando un'esplosione di gioia e vitalità.
Mi piace veramente pensare che ci siano band come
i Blood Covenant che reinventano il mondo dell'unblack metal,
depurandolo dalle solite ripetitive melodie e conferendogli attraverso
un tocco personale qualcosa che altre band, forse più legate al sound
tradizione, non avrebbero mai apportato. Con questo album gli armeni
vogliono sperimentare nuove e accattivanti sfumature da accompagnare ad
una base che rimane sempre unblack metal; ecco che compaiono in dose
massiccia sonorità gothic/doom, melodie opulente baroccheggianti,
tecnicissimi riff, diverse e multisfaccettate tecniche vocali. Da tutta
questa "smania" creativa ne esce una vera e propria "operetta barocca",
mai però banale visto il saggio e oculato accostamento dei suoni e delle
melodie.
Fabio Manna |