|
Un esordio che lascia il segno quello dei belgi
(direi una novità pressoché assoluta questa identità nazionale per il
christian metal) Blood Drift, che irrompono sulla scena con un
brutalissimo Ep a tinte fosche maculate di rosso cremisi, composto da
tre brani killer più che discretamente prodotti, i quali presentano il
solo limite intrinseco di una esecuzione non ancora perfettamente
fluida, oltre che forse in un certa ripetitività ritmica. Peccati di
gioventù (band di ventenni e dintorni!) ampiamente giustificabili, anche
perché "Thrusting Plagues" altro che perdonare si fa...
scuoterete la testa sì, ma non certo per disapprovazione: in realtà non
potrete non lanciarvi in un ancestrale headbanging nel distendersi di
questi 14 travolgenti minuti. Sono quattro i Blood Drift, Grief,
Aris, Vazal e Legion, per un progetto nato soltanto da poco più di un
anno, che sorprende ancor più per ciò quanto a chiarezza di intenti,
affiatamento e, innanzitutto, propulsione eruttiva.
Il preludio introduttivo - e qui in senso assoluto
- dell'interessantissimo monicker nordeuropeo è affidato a Winds
of persecution, il cui testo parafrasa per filo e per segno il
capitolo 12 del libro dell'Apocalisse; musicalmente è brutal serrato
dall'intelaiatura ritmica abbastanza complessa, dalla vaga eppur
percettibile vena epica, ricco di variazioni tonali del growl, e in cui
risalta un buon lavoro di lead guitar che si prodiga anche in brevi
quando schizoidi solos. Composizione decisamente valida, che ci lancia
alla best track del platter, quella Thrusting plagues che
parte acustica per poi asfaltare qualsivoglia di doppia cassa divelta e
di sette corde ribassate incandescenti. Il clou del pezzo risiede nelle
partiture black-oriented, ma pure black tout court, che conferiscono
quel fascinoso alone oscuro al mood generale di un brano che più che
coinvolgere prende e sbatte al muro, ma che pure si auto-aizza: basti
vedere quel che combina la lead sul finale, macinando spartiti di note
in gamme temporali di nanosecondi. L'ultima song è Last reign,
ancora brutal, e sempre con l'acceleratore schiacciato fino al limite
fisico, che anche qui trova fascino quanto tende al black; e ancora una
volta il lavoro chitarristico si fa notare.
Lyrics work prettamente escatologico - tutti e tre
i testi sono riproposizioni pressoché letterali di passi attinti dal
libro dell'Apocalisse - questo è un esordio davvero a sorpresa per un
gruppo che in futuro farà molto parlare di sé: diamogli il giusto tempo
di rodaggio, permettiamogli di sgrezzarsi senza pressione, e qui ci sta
che debut full-length possa uscirne qualcosa di memorabile.
Vaake
|