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BLOOD DRIFT
Thrusting Plagues   (Ep)
brutal
2007 - Self
(Belgio)
www.myspace.com/blooddrift

 

Un esordio che lascia il segno quello dei belgi (direi una novità pressoché assoluta questa identità nazionale per il christian metal) Blood Drift, che irrompono sulla scena con un brutalissimo Ep a tinte fosche maculate di rosso cremisi, composto da tre brani killer più che discretamente prodotti, i quali presentano il solo limite intrinseco di una esecuzione non ancora perfettamente fluida, oltre che forse in un certa ripetitività ritmica. Peccati di gioventù (band di ventenni e dintorni!) ampiamente giustificabili, anche perché "Thrusting Plagues" altro che perdonare si fa... scuoterete la testa sì, ma non certo per disapprovazione: in realtà non potrete non lanciarvi in un ancestrale headbanging nel distendersi di questi 14 travolgenti minuti. Sono quattro i Blood Drift, Grief, Aris, Vazal e Legion, per un progetto nato soltanto da poco più di un anno, che sorprende ancor più per ciò quanto a chiarezza di intenti, affiatamento e, innanzitutto, propulsione eruttiva.

Il preludio introduttivo - e qui in senso assoluto - dell'interessantissimo monicker nordeuropeo è affidato a Winds of persecution, il cui testo parafrasa per filo e per segno il capitolo 12 del libro dell'Apocalisse; musicalmente è brutal serrato dall'intelaiatura ritmica abbastanza complessa, dalla vaga eppur percettibile vena epica, ricco di variazioni tonali del growl, e in cui risalta un buon lavoro di lead guitar che si prodiga anche in brevi quando schizoidi solos. Composizione decisamente valida, che ci lancia alla best track del platter, quella Thrusting plagues che parte acustica per poi asfaltare qualsivoglia di doppia cassa divelta e di sette corde ribassate incandescenti. Il clou del pezzo risiede nelle partiture black-oriented, ma pure black tout court, che conferiscono quel fascinoso alone oscuro al mood generale di un brano che più che coinvolgere prende e sbatte al muro, ma che pure si auto-aizza: basti vedere quel che combina la lead sul finale, macinando spartiti di note in gamme temporali di nanosecondi. L'ultima song è Last reign, ancora brutal, e sempre con l'acceleratore schiacciato fino al limite fisico, che anche qui trova fascino quanto tende al black; e ancora una volta il lavoro chitarristico si fa notare.

Lyrics work prettamente escatologico - tutti e tre i testi sono riproposizioni pressoché letterali di passi attinti dal libro dell'Apocalisse - questo è un esordio davvero a sorpresa per un gruppo che in futuro farà molto parlare di sé: diamogli il giusto tempo di rodaggio, permettiamogli di sgrezzarsi senza pressione, e qui ci sta che debut full-length possa uscirne qualcosa di memorabile.

Vaake

VOTO

77

 

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