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BLOODGOOD
Detonation
 
BLOODGOOD
All Stand Together
 
 

 

BLOODGOOD
Bloodgood
heavy
1986 - Frontline Records / 1998 - KMG Records
(USA)
www.bloodgoodband.com

 

Con questo omonimo debut album la band di Seattle fece la sua comparsa all'interno del panorama hard'n'heavy degli eighties: di lì in poi seguiranno altri quattro lavori studio e vari Live, tutto questo fino al 1994. Quasi una decina di anni dopo quella data che sembrava aver segnato la cessazione dell'attività musicale del combo gli statunitensi sono tornati sulla scena con un Dvd, "Rock Theater", marchiato 2003. E non fu un semplice fuoco di paglia questo come back: il ritrovato gruppo è infatti tuttora attivo e pare si stia attrezzando per un clamoroso ritorno sul mercato con un nuovo full-length. Il capolavoro della loro discografia è, e rimarrà sempre, "Detonation" e questo "Bloodgood" pur essendogli precedente di un solo anno è distante ere geologiche dalla qualità complessiva dell'altro, tuttavia contiene ugualmente spunti piuttosto interessanti in una produzione non certo eccelsa.

Accept the lamb è un'opener che stenta nonostante un heavy a tratti fascinoso, ma i cori psichedelici settantiani sono piuttosto rivedibili; le cadenze, le note di basso di Michael Bloodgood e le armonie vocali di Les Carlsen la fanno da padrona. AOR-oriented con chitarra più protagonista, fasi lente ed assolo enfatico è Stand in the light, seguita da Demon on the run simile alla precedente, dove Les si prodiga in acuti non troppo tali. Bella e calda è Anguish and pain intrecciata nel songwriting, con un apprezzabile lavoro di guitar solos e buone melodie vocali, preludio del capolavoro: Awake! è infatti clamorosa! Incisivo e suadente heavy concluso qui si da un acuto killer! Bello il drumming marziale di J.T. Taylor in Soldier of peace, dove però le linee melodiche non convincono, al pari in questo di You lose. What's following the grave alterna un cadenzato inquieto con poco feeling ad un grandissimo riff con un'armonia espressiva avvinghiante, l'assolo è ricco di enfasi e l'acuto devastante: a sfumare è una bella polifonia. L'antisatanica Killing the beast è impostata su un heavy ritmato e vanta un cantato appassionato ricco di groove: gli acuti si alternano al coro. Chiude il platter Black snake, veloce, con i tirati assoli di David Zaffiro sugli scudi.

Liriche predicatorie ed anche apocalittiche (The Day of Judgement is at hand / Terror will reign across the land / There'll be anguish and pain / For all that remains / With a crashing of thunder and a flashing of light / He comes like a warrior, a thief in the night / With crown's on His head, He's seeking His throne / The title of Lord Sovereign King is His alone) il lavoro stenta decisamente all'inizio ma il finale risulta più coinvolgente, il che è stato un buon antipasto di ciò che seguì di lì a (molto) poco: "Detonation" fu un album che arrivò a far gridare al capolavoro.

Vaake

VOTO

73

 

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