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BLOODGOOD
Bloodgood
 
BLOODGOOD
All Stand Together
 
 

 

BLOODGOOD
Detonation
heavy
1987 - Frontline Records / 1998 - KMG Records
(USA)
www.bloodgoodband.com

 

Tra i cinque album studio del gruppo statunitense che prende il nome dal proprio bassista e fondatore, Michael Bloodgood e che si formò nel lontanissimo 1984, si sciolse dieci anni dopo per poi riassemblarsi nel 2002, è proprio questo secondo lavoro, "Detonation", quello che maggiormente spicca. In pieno primo "white metal", quello delle band AOR/heavy di seconda metà anni Ottanta inizio Novanta, l'uscita di questo disco non passò di certo inosservata, anzi celebrò il combo come uno dei pilastri del movimento. I trentacinque minuti di vario ed articolato heavy, accompagnato da momenti più propriamente hard rock, dalle forti e costanti espressioni cristocentriche (Battle worn, His flesh is torn and bleeding / Eternal life comes through the souls God's feeding / Words of peace are met with screaming bullets / Now you're looking through a soldier's eyes. / Mighty words He spoke to us in spirit / For He's come to give us life / Share the bread and living water / Eat the flesh, drink the blood of Christ) iniziano con l'opener Battle of the flesh dove i ritmi sono celeri, dove il cantato in quasi falsetto è sempre accompagnato dai minuti cori, dove gli assoli sono taglienti, e che inizia e termina con un riffing robusto. Vagrant people è introdotta da intrecci chitarristici seguiti da un assolo: i tempi sono medi, ottima è a tratti l'interpretazione vocale e apprezzabilissimi sono un paio di solos neoclassici. La novità della traccia è la presenza di un cantato tanto profondo e rauco da lambire il growl.

Estremamente hard rock oriented è Self-destruction, nel sound ma soprattutto nel cantato di Les Carlsen, sempre molto alto e coadiuvato dal supporto di coretti e backing vocals; l'elaboratezza strumentale sale nel finale, che sfocia in un accenno di caoticità convulsa di pelli e sei corde. Molto tranquillo è l'inizio di Alone in suicide, ma ben presto subentra l'heavy dall'accattivante melodia, dal cantato convinto ed appassionato, dagli effetti chitarristici e dal gran solo centrale di David Zaffiro, non più presente però nell'attuale reunion. Lente battute e voce riecheggiante, l'assolo è lungo e chiude un acutone: è la bella Heartbeat (of the city). Eat the flesh propone un heavy molto compatto e massiccio, interrotto soltanto da un solo affilato, coretti, con un bel passaggio a cappella. Ancora heavy con solos ed ancora appassionata è la voce di Les: poi lunghe distorsioni ed una tonalità vocale sopra le righe; è Holy fire, avviata ad estinguersi con una rullata. Una ritmica molto più sostenuta la troviamo in Crucify (che narra del processo-farsa di Gesù al Sinedrio ed al cospetto di Pilato), o almeno nel suo inizio dato che si stabilizza presto su tempi medi, ma vanta anche un quasi growl (a più riprese) e un passaggio più luminoso. Triste e malinconica è la ballad The Messiah, sofferta e commossa: belli gli assoli, è chiusa da un finale intricato di lead e vocals. La conclusiva Live wire è piuttosto tipica nel suo heavy/hard rock.

Discone per gli amanti dell'old-school e per tutti coloro che vogliono iniziare ad avvicinarsi al filone white, partendo proprio dai primordi del genere, e "Detonation" ne è una delle colonne.

Vaake

VOTO

85

 

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