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Tra i cinque album studio del gruppo statunitense che prende il
nome dal proprio bassista e fondatore, Michael Bloodgood e che si
formò nel lontanissimo 1984, si sciolse dieci anni dopo per poi riassemblarsi
nel 2002, è proprio questo secondo lavoro, "Detonation",
quello che maggiormente spicca. In pieno primo "white metal", quello
delle band AOR/heavy di seconda metà anni Ottanta inizio Novanta,
l'uscita di questo disco non passò di certo inosservata, anzi
celebrò il combo come uno dei pilastri del movimento.
I trentacinque minuti di vario ed articolato heavy, accompagnato da
momenti più propriamente hard rock, dalle forti e costanti
espressioni cristocentriche (Battle worn, His flesh is torn and
bleeding / Eternal life comes through the souls God's feeding /
Words of peace are met with screaming bullets / Now you're looking
through a soldier's eyes. / Mighty words He spoke to us in spirit /
For He's come to give us life / Share the bread and living water /
Eat the flesh, drink the blood of Christ) iniziano con l'opener
Battle of the flesh dove i ritmi sono celeri, dove il
cantato in quasi falsetto è sempre accompagnato dai minuti cori, dove
gli assoli sono taglienti, e che inizia e termina con un riffing
robusto. Vagrant people è introdotta da intrecci
chitarristici seguiti da un assolo: i tempi sono medi, ottima è a
tratti l'interpretazione vocale e apprezzabilissimi sono un paio di solos neoclassici. La novità della traccia è la presenza di un
cantato tanto profondo e rauco da lambire il growl.
Estremamente
hard rock oriented è Self-destruction, nel sound ma
soprattutto nel cantato di Les Carlsen, sempre molto alto e
coadiuvato dal supporto di coretti e backing vocals; l'elaboratezza
strumentale sale nel finale, che sfocia in un accenno di caoticità
convulsa di
pelli e sei corde. Molto tranquillo è l'inizio di Alone in
suicide, ma ben presto subentra l'heavy dall'accattivante
melodia, dal cantato convinto ed appassionato, dagli effetti
chitarristici e dal gran solo centrale di David Zaffiro, non più
presente però nell'attuale reunion.
Lente battute e voce riecheggiante, l'assolo è lungo e chiude un acutone: è la bella Heartbeat (of the city). Eat
the flesh propone un heavy molto compatto e massiccio,
interrotto soltanto da un solo affilato, coretti, con un bel
passaggio a cappella. Ancora heavy con solos ed ancora appassionata
è la voce di Les: poi lunghe distorsioni ed una tonalità vocale
sopra le righe; è Holy fire, avviata ad estinguersi
con una rullata. Una ritmica molto più sostenuta la troviamo in
Crucify (che narra del processo-farsa di Gesù al Sinedrio
ed al cospetto di Pilato), o almeno nel suo inizio dato che si
stabilizza presto su tempi medi, ma vanta anche un quasi growl (a
più riprese) e un passaggio più luminoso. Triste e malinconica è la
ballad The Messiah, sofferta e commossa: belli gli assoli,
è chiusa da un finale intricato di lead e vocals. La
conclusiva Live wire è piuttosto tipica nel suo heavy/hard rock.
Discone per gli amanti dell'old-school e per tutti coloro che
vogliono iniziare ad avvicinarsi al filone white, partendo proprio
dai primordi del genere, e "Detonation" ne è una delle
colonne.
Vaake
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