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Con grande sorpresa, sono tornati! Dopo l’ultimo Ep "Más
Allá Del Umbral" e due split, riecco los hijos del trueno ("Boanerges"
in aramaico) con un nuovo disco che contiene tre brani già pubblicati in
questi anni e molti inediti. Fin qui le buone notizie, ma la cattiva è
che, appena pubblicato il nuovo lavoro, il chitarrista Walter Estébez ha
lasciato il gruppo per dedicarsi alla famiglia e a progetti personali.
Nonostante ciò, il nuovo album è ricco di gradite sorprese, sospeso fra
il classico e il nuovo sound.
Apriamo con l’epicissima Consumado es: sembra
tratta da una pellicola fantasy; coro magistrale, fiati e batteria che
segna il tempo di una marcia; urla di strazio che si mischiano a
celestiali tastiere. Buon inizio! Si continua con la portentosa Un
mundo diferente perché questo è "un mundo que se corompe sin
Dios"; la batteria mantiene un ritmo veloce, colmato dalla presenta di
archi e di tastiere; graditissima è la voce della vocalist appena
effettata; magistrale solo di guitar. Title-track, Hora novena
è puro power metal, con doppia cassa e riff di proverbiale notorietà, ma
con l’energia alla quale gli argentini ci hanno ben abituati; anche in
questa song, ci invitano a centrare la nostra vita in Dio, perché senza
di Lui non ha giustificazione. Proseguiamo con Todo pasa nadie
sabe che allieterà i fan di gruppi quali Divinefire o
Mad Max; è da considerarsi uno dei pezzi più belli del presente
lavoro, con i riff che non si sprecano, gli assoli di guitar più
classici che mai e la bella voce di Gabriela Sepúlveda, ancor più ricca
di carica e di potenza. Clacson e sirene di polizia aprono Vidas
marcadas che come si può ben intuire è un manifesto contro il
buttare via la nostra vita, alla ricerca dell’effimero. Musicalmente è
un pezzo magnifico, impossibile non portare il tempo con la testa,
impossibile non canticchiarlo già al primo ascolto. Un brano che live
darebbe il meglio il di sé, perché tutto funziona alla perfezione! Intro
di piano e voce per Mucho más por vivir: sofferenza
espressa a regola d’arte per questa ballad dal sapore finnico (chi ha
orecchi per intendere…) con un graditissimo stacco archi-chitarre.
Percussioni di terre non troppo lontane aprono Tierras liberadas
che possiamo definire un lavoro superbo soprattutto perché è ricco di
ambientazioni orientali, le quali ritornano a chiusura del pezzo, e di
cori a sostegno della vocalist, la cui voce non è sempre stata messa in
evidenza da un mixaggio attento.
Il primo dei tre "non-proprio" inediti, Siglo virtual
ha un’apertura dai tratti epici, in cui abbonda la presenza delle
tastiere e del coro; molto bello è il lungo solo presente e i drums
danno davvero il meglio di sé. La vocalist ci regala un’altra magistrale
prova in El valor del presente, altra ballad ivi
contenuta; la sua è una performance nuova, che ci dimostra il suo essere
un’artista completa. È una ballad di grande impatto, introdotta da piano
e voce, in cui si sprecano assoli di chitarra e giochi di voce; il
testo, infine, è un invito a rivedere il presente sotto la luce di Dio.
Rifacendosi a un personaggio storico della letteratura spagnola,
Extraño quijote ripercorre la strada del power più sinfonico a
cui gli argentini pare che si siano avvicinati; la tecnica qui non
manca, anzi sovrabbonda, basti pensare a un interessante assolo di
chitarra acustica. Con Sueña si torna al power stile
Sonata Arctica, che lascia pertanto spazio a importanti assoli delle
sei corde e alla maestria di Gabriela, che in questo lavoro ha dato,
forse, il meglio di sé. Terminiamo con La profecía cumplida,
che è una bonus track; è la chitarra acustica a fare da apripista; dice
il ritornello: "basta ya no te engañes/Dios no está muerto, él es real";
magistrale è l’assolo di
acoustic guitar.
Ascoltare
quest’album significa scoprire una band che è stata capace di rinnovarsi
e di cambiare, pur mantenendosi fedele a se stessa. Ottima è la
produzione e, nonostante gli ultimi colpi subiti, aspettiamo i live per
apprezzare l’intensità delle loro song.
Roberta Cannone |