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BOANERGES
It Began...   (Ep)
unblack
2002 - Celestial Records
(Polonia)
www.myspace.com/plboanergespl

 

Qualunque ascoltatore anche marginale dell’unblack metal conosce la musica del prolifico solo-project Elgibbor, e del suo fondatore ed unico membro Fire. Ben pochi però sanno che nel 1999 il talentuoso artista polacco diede vita oltre ad Elgibbor, anche ai Boanerges, da non confondere con l’omonima power band argentina. Il nome del gruppo è tratto dal Vangelo di Marco e ha il significato di "Figli del Tuono", attributo dato da Gesù agli apostoli Giacomo e Giovanni: "Costituì dunque i Dodici […] poi Giacomo di Zebedeo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanerghes, cioè figli del tuono" (Mar 3,17). Unico frutto del triennale lavoro di Fire e dei giovani artisti che lo affiancarono nei Boanerges fu questo demo, uscito nel 2002, in seguito al quale il gruppo si sciolse. Musicalmente "It Began…", disco piuttosto corposo nonostante sia un demo, si presenta molto simile per struttura e stile ai primissimi prodotti di Elgibbor, ispirandosi senza molta fantasia ed originalità al black metal norvegese dei primi anni ’90 e caratterizzandosi per la produzione particolarmente grezza e spartana, indubbiamente ostica ai neofiti.

La malinconica chitarra si fa strada nella zanzarosa coltre di cui è intessuta Strong in the Lord, prima e più lunga song del demo. Alla batteria poco udibile, si sovrappone per contro il chiaro e potente scream, carico di un senso quasi tangibile di marciume e fatale tristezza, in contrasto con le lievi tastiere che fanno talvolta capolino dalla nebbia sonora. Nonostante la monotonia la canzone, fortemente debitrice alle primissime opere di Burzum ed Emperor, ha un suo ammaliante fascino. Riff affilati e piacevoli si sovrappongono ad un'unica nota ripetuta di basso, è questa Nie boj sie, la piccola perla di "It Began…". Un cambio totale di tempo dà il vero avvio alla canzone, impostata su accordi tanto semplici quanto efficaci ripetuti ma incredibilmente coinvolgenti, spudoratamente nello stile dei tedeschi Nargaroth. La bellezza della musica non può fare a meno di avvolgere e stregare, mettendo totalmente in secondo piano lo scream soggiogato ad essa. Ha quindi inizio un breve intermezzo acustico al quinto minuto, in seguito al quale ricomincia con rinnovato vigore la dolce musica. Brano molto più etereo e variopinto è WyjdŸ z Egiptu, che conduce l’ascoltatore in una dimensione onirica e sopraceleste. Quasi a volersi nettamente opporre al brano precedente, scream e batteria spadroneggiano, e la produzione sembra nettamente migliorare, pur mantenendo un non negativo ronzio di sottofondo. Un blast beat feroce spezza brutalmente la canzone, in un rozzo tentativo di infrangerne la ripetitività che riesce solo a intaccarne la bellezza. Corposi riff creano ancora una volta un ossimoro affiancandosi ad impalpabili tastiere in Golgota, che prosegue sui toni evanescenti della song precedente, nonostante lo scream più aspro e sofferto che mai. "Particolare" è l’unico, eufemistico, aggettivo con cui si può descrivere la seguente Pater noster, una vera e propria preghiera, nella quale si affiancano la (bella) voce femminile e la (pessima) voce maschile, entrambe in clean e purtroppo entrambe fuori tempo e non spesso coperte dalla musica. La musica sembra discostarsi dal black, utilizzando riff più tipicamente doom in modo non particolarmente efficace. Chiude il demo Pan jest pasterzem, song che si rifà totalmente ai brani precedenti (volontà del gruppo di ricollegarsi all’inizio dopo il precedente, atipico, brano, o mancanza di idee?). Il brano è piuttosto cupo, ed è in realtà quello che più si avvicina ai successivi lavori di Fire. La melodia è quasi totalmente assente, mentre violente e darkthroniane rullate si affiancano a brani in scream parlato, mentre la presenza delle chitarre è limitata al minimo.

Un lavoro indubbiamente molto acerbo, molto derivativo e con molti difetti. Fire mostra però di avere già il carisma che lo contraddistinguerà, e dà prova di saper ben sfruttare le influenze per creare dei brani fortemente coinvolgenti ed emozionanti. Una nota di merito va infine data alla sincerità del gruppo, mosso unicamente dalla gioia di suonare e di fare ciò elevando lodi all’Onnipotente, senza molte pretese, ma con una purezza che raramente si ha il piacere di ascoltare.

Andrea Costariol

VOTO

68

 

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