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BOARDERS
R-Existence
 
INTERVISTA
24/5/2007
 
 

 

BOARDERS
The World Hates Me
thrash
2007 - Quam Libet Records
(Italia)
www.boarders.it

 

"The World Hates Me", è questo il titolo dell'ultima fatica dei milanesi Boarders che, con quest'ultimo lavoro edito dalla svizzera Quam Libet Records, escono definitivamente dall'ambiente underground, e lo fanno decisamente con grande stile. Il disco è un ottimo mix di sonorità heavy metal e thrash metal, di quel thrash che, al giorno d'oggi, difficilmente le nuove leve propongono, ossia, un tipico ''bay area's thrash''; genere che ha reso celebri e famosi gruppi del calibro di Metallica, Testament e, naturalmente, Megadeth. Oltre ai canoni classici di questo stile, però, i Boarders inglobano nel loro sound anche profonde contaminazioni heavy metal, soprattutto nelle espressioni canore del singer Egidio Casati.

I brani dell'album rispecchiamo a pieno questo peculiare mix proposto dal quartetto lombardo che alterna pezzi alla Iced Earth (True rebellion e Baptized with fire) caratterizzati da linee vocali che sparano la melodia nell'alto dei cieli, nonché da frenetici fraseggi di chitarra, a melodie più tipicamente thrash old style (Schmertzgarten e For what it's worth) in cui l'influenza dei Megadeth viene tremendamente fuori: la voce di Casati diviene decisamente più roca, sofferta e aggressiva, il ritmo si fa più cadenzato e le chitarre tirano fuori tutta la forza e la potenza che hanno dentro. Gli assoli sono certamente di livello e gli intrecci chitarristici di Casati e Civardi (chitarra solista del gruppo) non hanno nulla da invidiare a quelli dei grandi della scena thrash metal. Proprio gli assoli armonici incrociati fanno grandi brani come il già citato For what it's worth e lo stupendo W.P.D. (che nelle linee ricorda l'indimenticabile "Rust In Peace"), in fin dei conti la grande tecnica sulle sei corde e l'estrema fantasia nei solos hanno reso grande anche Dave Mustaine ed i suoi Megadeth a cui, in passato, i Boarders hanno dedicato addirittura un'incisione live. La grande passione per la band californiana, poi, ha spinto il gruppo ad inserire nella track-list di quest'album un brano che ogni appassionato metallaro conosce, ossia In my darkest hour. La scelta è stata decisamente coraggiosa perché una non più che sublime esecuzione avrebbe certamente scontentato i fan più accaniti della "bay area", in ogni caso, nel complesso, l'interpretazione del pezzo è da considerarsi pienamente riuscita, tanto che, per più di due terzi del brano, si ha davvero la convinzione di ascoltare i Megadeth. Nota finale va dedicata alle due ballad Never alone e Till life do us one, la prima, forse, non del tutto riuscita perché lontana dallo stile generale del disco e, a tratti, eccessivamente radio-oriented; la seconda decisamente ben strutturata e ricca di assoli degni di questo nome.

Nel complesso un buonissimo disco, che fa comprendere come, alle spalle di questo esordio con la label svizzera, ci siano anni passati a sudare sui palchi scalcinati dei locali di provincia ed in qualche scantinato trasformato in sala prove; l'album, quindi, è decisamente maturo, ben strutturato e di sicuro effetto, un disco che non lascerà delusi gli amanti del thrash (quello vero) che, purtroppo, nella scena metal attuale vedono sempre più diminuire le band che si fanno portatrici di questo stile musicale.

Luca Sileni

VOTO

90

 

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