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Bifronte unblack project dall'Olanda, i Borgazûr
- composti dal singer Kildrith e dal polistrumentista, peraltro
fulmicotonico drummer, Ilitrhir - si affacciano sul mercato in grande
stile con un professionale full-length, non però debut assoluto in
quanto ne è avo l'autoprodotto Ep "Dit Tranendal Verlaten" del
2004, il quale fondeva elementi fantasy all'anima cristiana dell'act;
con "2P3 - Alchemists Earth Of Aeon A.C." ci ritroviamo invece
tra le mani unblack quint'essenziale, dove la cristologia delle lyrics è
marcata in modo incompromesso, e dove per ogni testo vengono riportati,
all'interno del booklet, abbondanti rimandi scritturali. Svelamento e
invocata catarsi escatologica per tutte le deviate ideologie
anticristiche generate dall'uomo, le quali han piombato il mondo nel
caos soteriologico. Di questo concept di fondo ne rende ampia
testimonianza già la front cover (uno stralcio di Eden che appena appare
tra gli asfissianti turbinii ideologici della storia) di un disco
sicuramente interessante anche se ancora non completamente maturo. Furia
primigenia e talento, ma anche, purtroppo, una certa confusione
arrangiamentale, oltre che una produzione sporcata fin troppo
artificiosamente.
Si parte con Preface to our cogent:
un ruggito leonino, piano elegiaco, straziato clean maschile, parlato
femminile televisivo in backing, per quella che è una grande atmosfera,
in cui fuoriesce uno screaming dalle profondità esistenziali dell'Io,
che poi sfoga affilatissimo nella subentrante Christian anarchism,
marasmatico iper-tempo abrasivo in stile Dark Funeral; ottima traccia in
cui però non convincono i forzati inserti clean accanto alle stridule
grida diaframmatiche del lodevole Kildrith. Fin qui tutto bene comunque,
ma ora gli olandesi si avventurano in un campo che non gli appartiene,
ovvero il black progressivo, e ne escono davvero male: The repeat
of underestimated allures risulterà infatti song confusionaria
in quella selvaggia sovrabbondanza arrangiamentale. I Borgazûr
riprendono però le redini del platter con la cataclismatica
Prognostication of victorious travail; la velocità della double
bass è darkthroniana, quali intermezzi sono piazzati break doomy,
l'esecuzione non è perfetta ma la composizione è più composta e pulita
del precedente evidente passo falso. Vociare confuso ed intense spire di
vento, e poi ovviamente - date le premesse - caos black in blastbeats
per Graven image of the beau ideals, nella quale i
passaggi tecnicisti sono confusi, ma nella quale il mood melodico finale
affascina. Si riconoscono più che mai le influenze di Dark Funeral, Immortal
ed Emperor in Remove your highness, bel piano e
sacrali coralità, ma anche gli ormai ben noti difetti per Alchemy
of alleviation when a fib is prevaricated. Christ on a
pyramid aggiunge un mood orientaleggiante, la terminale
Nedergezet in des angstig stof (Put down in the fearful dust)
lambisce i nove minuti, prima epici, poi obnubilati mid tempo ed infine
tenebrosi gorghi acustici.
I Borgazûr a mio avviso hanno provato a
divenire i nuovi Lengsel di "Solace", ma di quel tipo di
progressività ancora non sono padroni, e così azzardando hanno
compromesso un disco che se si fosse limitato al raw ferale sarebbe
risultato sicuramente più entusiasmante. "2P3 - Alchemists Earth Of Aeon A.C."
resta una buona uscita, che tuttavia avrebbe potuto essere molto
migliore. Attendiamo ora la band ad un più maturo comeback.
Vaake
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