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BORGAZUR
Dit Tranendal Verlaten
 
 

 

BORGAZUR
2P3 - Alchemists Earth Of Aeon A.C.
unblack
2008 - Nokternal Hemizphear
(Olanda)
www.myspace.com/borgazurofficial

 

Bifronte unblack project dall'Olanda, i Borgazûr - composti dal singer Kildrith e dal polistrumentista, peraltro fulmicotonico drummer, Ilitrhir - si affacciano sul mercato in grande stile con un professionale full-length, non però debut assoluto in quanto ne è avo l'autoprodotto Ep "Dit Tranendal Verlaten" del 2004, il quale fondeva elementi fantasy all'anima cristiana dell'act; con "2P3 - Alchemists Earth Of Aeon A.C." ci ritroviamo invece tra le mani unblack quint'essenziale, dove la cristologia delle lyrics è marcata in modo incompromesso, e dove per ogni testo vengono riportati, all'interno del booklet, abbondanti rimandi scritturali. Svelamento e invocata catarsi escatologica per tutte le deviate ideologie anticristiche generate dall'uomo, le quali han piombato il mondo nel caos soteriologico. Di questo concept di fondo ne rende ampia testimonianza già la front cover (uno stralcio di Eden che appena appare tra gli asfissianti turbinii ideologici della storia) di un disco sicuramente interessante anche se ancora non completamente maturo. Furia primigenia e talento, ma anche, purtroppo, una certa confusione arrangiamentale, oltre che una produzione sporcata fin troppo artificiosamente.

Si parte con Preface to our cogent: un ruggito leonino, piano elegiaco, straziato clean maschile, parlato femminile televisivo in backing, per quella che è una grande atmosfera, in cui fuoriesce uno screaming dalle profondità esistenziali dell'Io, che poi sfoga affilatissimo nella subentrante Christian anarchism, marasmatico iper-tempo abrasivo in stile Dark Funeral; ottima traccia in cui però non convincono i forzati inserti clean accanto alle stridule grida diaframmatiche del lodevole Kildrith. Fin qui tutto bene comunque, ma ora gli olandesi si avventurano in un campo che non gli appartiene, ovvero il black progressivo, e ne escono davvero male: The repeat of underestimated allures risulterà infatti song confusionaria in quella selvaggia sovrabbondanza arrangiamentale. I Borgazûr riprendono però le redini del platter con la cataclismatica Prognostication of victorious travail; la velocità della double bass è darkthroniana, quali intermezzi sono piazzati break doomy, l'esecuzione non è perfetta ma la composizione è più composta e pulita del precedente evidente passo falso. Vociare confuso ed intense spire di vento, e poi ovviamente - date le premesse - caos black in blastbeats per Graven image of the beau ideals, nella quale i passaggi tecnicisti sono confusi, ma nella quale il mood melodico finale affascina. Si riconoscono più che mai le influenze di Dark Funeral, Immortal ed Emperor in Remove your highness, bel piano e sacrali coralità, ma anche gli ormai ben noti difetti per Alchemy of alleviation when a fib is prevaricated. Christ on a pyramid aggiunge un mood orientaleggiante, la terminale Nedergezet in des angstig stof (Put down in the fearful dust) lambisce i nove minuti, prima epici, poi obnubilati mid tempo ed infine tenebrosi gorghi acustici.

I Borgazûr a mio avviso hanno provato a divenire i nuovi Lengsel di "Solace", ma di quel tipo di progressività ancora non sono padroni, e così azzardando hanno compromesso un disco che se si fosse limitato al raw ferale sarebbe risultato sicuramente più entusiasmante. "2P3 - Alchemists Earth Of Aeon A.C." resta una buona uscita, che tuttavia avrebbe potuto essere molto migliore. Attendiamo ora la band ad un più maturo comeback.

Vaake

VOTO

78

 

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