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BREAKING THE FOURTH WALL
Manifesto   (Ep)
mathcore
2009 - Self
(USA)
www.myspace.com/btfw

 

Cosa aspettarsi da un gruppo che nessuno, incluso tu stesso, conosce? Assolutamente niente. Ed è proprio assolutamente niente che mi aspettavo da questo mini album da parte dei canadesi Breaking The Fourth Wall. Ma ecco che la mia assenza di aspettative viene inondata da uno tsunami di stupore. I Breaking The Fourth Wall si presentano con un sound mathcore grezzo e privo di pulizia da parte della produzione, cosa che per me è già un ottimo segno.

Dall’apertura della prima traccia, You were really pretty until you opened your mouth, capisco subito di non avere tra le mie mani un debutto comune. Un po' hardcore-punk, un po' sludge, tutto mathcore, la opener dimostra che, anche se si tratta di un debutto, i nostri ci sanno fare. E se la opener non è abbastanza convincente, la seguente Lovesick dovrebbe bastare: con ritmi aggressivi ed ossessivi, come anche le lyrics, questo pezzo è tra i migliori del platter; unica pecca l'essere un po' troppo corto, ma la sua breve durata basta comunque a farmelo amare. Si passa ora alla seguente song dall’ironico titolo Nobody names their kid Barbara anymore, che apre con vocals parlate e ottimi ritmi alternati, per poi passare a un eccellente breakdown. All’inizio questo brano passa un poco inosservato, ma dopo il secondo minuto cambia marcia, e si trasforma in qualcosa di irresistibile, specialmente nel contrasto tra le chitarre melodiche e le vocals urlate. Parte aggressiva Murder of crows, per poi passare ad una fase calma, forse l’unica in tutto il platter; ma questa breve oasi serve solo da preparazione alla tempesta che sta per arrivare, e questa tempesta si chiama New wave feminism destroyed old fashioned family values: inizialmente assolutamente aggressivo, con scream tipici dell’extreme, passa poi ad una furia mathcore davvero spettacolare. Da notare anche la presenza di organi, è la highlight del platter. E quando sembra che l’album non possa contenere un’altra gemma, ecco che appare la closer, The city's no place for a cowboy: sound tipico del gruppo e poi una fase melodica (?) ...quest’album regala una sorpresa dopo l’altra, onestamente melodie orecchiabili non me le aspettavo. Il pezzo poi chiude furiosamente, donando all’ascoltatore un ultimo momento di headbanging furioso.

Cos'altro posso aggiungere?, credo che questa recensione parli da sé. I Breaking The Fourth Wall con questo debutto hanno realizzato un lavoro a dir poco eccellente. I nostri sono uno di quei gruppi poco conosciuti che meritano tantissimo. Album consigliato a chiunque voglia una boccata d’aria fresca nel chiuso mondo dell'hardcore.

Christopher Warman

VOTO

93

 

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