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BRIDE
Live To Die
heavy
1988 - Pure Metal Records
(USA)
www.myspace.com/bridemusic

 

Il pittore romantico Gustave Dorè in una delle sue innumerevoli splendide tele in copertina, caratteri medievaleggianti per il monicker; front cover piuttosto anacronistica se pensiamo che l'album risale al 1988 e che la band in questione non suona un metal estremo quanto piuttosto heavy miscelato in egual quantità ad hard rock. Fin da subito si intuisce quindi che questo è un disco che possiede la benaccolta facoltà di sorprendere. Per chi non conoscesse i Bride la christian band del Kentucky vanta al suo attivo la bellezza di 14 (si, quattordici!) full-length oltre che tre Live e due Best Of, e non è finita qui dato che, ancora attivi, stanno per uscire con un nuovo album studio, il quindicesimo. Va detto che le ultime release si sono piuttosto allontanate dai confini sonori metallici preferendo esplorare luoghi rock-blues o anche più sperimentali - a volte addirittura rapcore (!?) - e che in tale sterminata discografia si troveranno ovviamente episodi meno riusciti, ma non è di certo il caso di "Live To Die", probabilmente il concepimento meglio riuscito questo secondo disco per i fratelli Dale e Troy Thompson e compagni. Un gioiellino da non perdere per gli amanti di questi stili sonori.

Secche e rapide percussioni sulle pelli, chitarre distorte e cantato acutissimo nella migliore tradizione hard rock con tanto di tipici coretti, ma anche note cupe, strani arpeggi di lead guitar ed un finale delirante di voce e sei corde fuori da qualsiasi controllo. Era l'opener Metal might, canzone che si rivelerà nel proseguo dell'ascolto forse quella con meno personalità e presa dell'intera track-list. Ad essa succede Hell no che presenta sì passaggi elaborati in hard rock sound, ma al contempo anche robustezza ed una grandinata di acuti del fantastico Dale Thompson, autore qui di una tra le sue migliori prestazioni in carriera quanto ad estensione ed acutezza vocale. Intensa complessità compositiva si divide in In the dark a momenti soffusi, ad acutoni taglienti e, a sorpresa, uno stacco di pura fusion! Apre decisa per poi lasciare spazio ad una grassa interpretazione di Dale la quarta Out for blood dove a regnare è però la sapientissima lead di Troy. Incredibile è ciò che ci aspetta nella traccia seguente: prog metal sparato e tecnicissimo (chi non ha pensato subito ai Dream Theater?), dove ad acuti affilatissimi si affianca un cantato epicheggiante! e dove l'assolo è completamente folle. Magnifici 2 minuti e 55 di questa che è la title-track, la quale è interessante anche liricamente: "I won't be the one to say / there's some things you can't deny / but I know one thing for sure / true love will never die. / I won't be the one to say / That we are all damned / But I know one thing for sure / We're children of the Lamb".

In Fire and brimstone la voce di Dale si fa rauca partendo il brano heavy, ma nello sviluppo più hard rock della song tornano, eccome, gli acuti. Stacchi prog, riff più oscuri, degli assoli si perde il conto: altra grande traccia. Whiskey seed è decisamente hard rock-oriented, ma non crediate sia una canzoncina da poco: recitato, tonalità ruggenti, irrequieti assoli e di nuovo la presenza di fusion la rendono alquanto articolata. Intrecciatissimo e sparato è il sound della shockante Here comes the bride, follia pura nei solos e nel drumming: dal microfono fuoriescono autentiche lame impazzite. Lontane note cupe, recitato, tastiera buia e sinfonicheggiante, si rifà sotto il drumming con tanto di gong: ecco però che il songwriting cambia e ci propone ora uno stacco prog inframmezzato da un bel chorus hard rock; una lunga parte heavy strumentale e ricca di rullate, due lunghissimi - ma davvero tanto! - acuti impressionano, i seguenti lo saranno molto meno, accompagnati sempre dal fido lavoro di lead guitar. "Live To Die" sembrerebbe chiudersi così ma dopo qualche decina di secondi di silenzio una confusa tastiera asseconda inquietanti grida isteriche... Che discone ragazzi!

Vaake

VOTO

90

 

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