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BRIDE
Silence Is Madness
heavy
1989 - Pure Metal Records
(USA)
www.myspace.com/bridemusic

 

Prima metà degli anni '80, il mondo dell'heavy metal è diviso in due imponenti fazioni: mentre in Gran Bretagna le bands della NWOBHM al culmine della creatività e del successo, continuano a mietere vittime durante i loro tour, in America si assiste alla nascita di quello che, se vogliamo, è il diretto successore del classic metal: il thrash. Proprio in quest'ultimo scenario, in Kentuchy per la precisione, nel 1983 prende forma il primo nucleo dei Bride, quando i fratelli Thompson iniziano a suonare con il nome di Matrix. Vuoi perché, nonostante l'improvvisa esplosione e successo del nuovo sottogenere metallico, questi signori hanno deciso di suonare ispirandosi alle grandi band europee "classiche" (le influenze di Iron Maiden, Judas Priest e Scorpions sono evidenti), vuoi perché i loro testi sono in totale antitesi con i temi trattati dalle altre metal band, che il loro scopo principale non sia il denaro e le classifiche mondiali lo si intuisce chiaramente. Altrettanto chiaro è che i Bride sono spinti a suonare in primis dall'amore per Cristo e dalla avversità nei confronti di un mondo moderno che ha perso i valori del cristianesimo dedicandosi al materialismo; poi dalla passione per l'heavy metal e per la buona musica tutta.

"Silence Is Madness", del 1989, terzo album della band, succede a quello considerato da molti il loro capolavoro: "Live To Die", uscito l'anno precedente. Steve Osborne e Scott Hall, rispettivamente chitarrista e bassista, presenti nella band sin dal suo debutto nel 1986, abbandonano. Viene dunque assoldato il bassista Frankie Partipilo, mentre troviamo Dale Thompson al microfono, accompagnato dal fratello Troy alle chitarre e dal batterista Stephen Rolland, tutti e tre tra i membri fondatori della band. Come già detto, la band ci presenta un heavy metal classico che segue gli schemi tracciati da giganti come Judas Priest e Iron Maiden, con venature blues e hard rock. Apre il disco Fool me once con un tagliente riff heavy metal. La voce di Dale si presenta acuta, riportando in mente il mitico Rob Haltford degli storici Judas Priest. La seconda Hot down south tonight si trascina su sonorità hard rock con uno pizzico di AOR che basta a renderla più leggera, senza però farle perdere il sapore classic metal, marchio della band. Un inquietante intro parlato apre la title track, che sfocia poi in un ottimo riff di fattura maideniana; bel pezzo heavy, con tanto di assolo di basso. Si ritorna dunque sull'hard rock con Until the end we rock, che precede Evil dreams, brano che ci propone ancora sonorità hard'n'heavy, con un cantato simil-hip hop a metà traccia, proprio prima dell'assolo di ottima fattura. La successiva Under the influence mostra un'ottima base ritmica, dove è il basso a spadroneggiare. All hallow's eye risente di influenze thrash nel guitar working, ma non si può certo di parlare di canzone thrash poiché conserva solidamente l'attitudine del metallo classico. A circa un minuto dalla fine, subito dopo il solo, un coro epico, che ricalca la melodia del refrain su base lenta e cupa sfiorando quasi il doom metal, ci conduce alla parte finale della canzone. No more nightmares, penultimo brano, non si discosta dal sound del resto del disco, offrendo all'ascoltatore il solito, ma assolutamente non stancante, misto di heavy metal ed hard rock. A chiudere l'album Rock those blues away, dove messo da parte l'heavy i quattro americani si danno all'improvvisazione, facendoci partecipi di quasi sei minuti di blues rock old-school con tanto di armonica.

Tra riff semplici ma possenti, assoli veloci e fluidi, ottime basi ritmiche e parti vocali acute e coinvolgenti, i Bride nei loro testi trattano principalmente di denuncia sociale contro una società che si va ad allontanare sempre più da Dio, tra falsi profeti, falsi idoli e falsi eroi. Un album molto ben fatto, non il migliore della band, ma comunque consigliato a tutti gli old schooler alla ricerca di un ottimo gruppo cristiano che non tradisca i canoni del metallo pesante degli albori.

Enrico Riccobene

VOTO

75

 

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