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Sull'occluso palco del christian metalcore,
ovviamente alle spalle dei big act della imperiale Solid State Records,
in questi ultimi anni sono saliti carrellate di monicker, per lo più
professionali e di valore, sebbene con un background e un'esposizione
mediatica per nulla paragonabile all'aureo circolo della label cristiana
dalle uova d'oro. In tale congerie notiamo anche i Brutal Fight,
quintetto Usa che ispirandosi a Converge e Turmoil approda
al debut con un hc metalcoroso infarcito di tutti gli immancabili
stilemi che il genere richiede, all'interno di una produzione non
tersissima, impacchettando complessivamente un lavoro senza infamia e
senza lode, in cui forse l'aspetto più interessante risiede nel lyrics
work.
Il sound, latrato in ringhiato e spesso caotico, fa
ampio ricorso a sincopati e ritmiche esplosive: esempi ne sono l'opener
e title-track, ma pure la settima The truth made known,
con i suoi riff stoppati, e la finale strumentale This
transparency; non mancano i pezzi serrati, col doppio pedale a
martellare senza troppi scrupoli, e brani quali Falling away
(One day I hope you'll see Him for who He is. / You've turned away. /
Pride is what you seek and it will fail you as you fade away. / Trading
Him for a social spot as the truth in love disappears. / I cry for you
as you fade away. / One thing you need to know, there will always be
grace), The anthem e Revolutions ne sono
esplicativi paradigmi. I Brutal Fight non sono però solo triviale
chaoscore, ma sanno arricchire il proprio songwrinting persino di
partiture progressive (In the midst of our shame,
Questions e Ultimate resistance is complete submission
su tutte: "This stain on my flesh is all so real. / I'm inconsistent
with my life and my walk, but with forgiveness I will stand up. / Time
and time again, day after day. / This battle that's inside me makes me
sick with guilt. / This God that is love renews me with hope. / [...]
Life is real, God is real, His love is real"). Best track del
full-length è la nona No one is listening, cupa e
viscerale, ove effetti di riecheggio ne implementano il fascino fosco.
Discreto esordio per un sodalizio che parrebbe
possedere in nuce diverse potenzialità inespresse; attendiamoli quindi
ad un'auspicata maturazione artistica per poterci fare una più precisa
idea di quale sia la natura di quei bagliori di talento che di tanto in
tanto brillano durante l'ascolto di "Our Merciful Father".
Vaake
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