|
Ancora dal Brasile un talentuoso ensemble al primo
full-length, ma stavolta la produzione non è "alla brasiliana": suono e
mix sono di livello "mainstream" per il genere, il work cover è a cinque stelle, per
non parlare del nuovo sito ufficiale...e tutto ciò nonostante non
abbiano label. I Brutal Sacrifice insomma fanno sul serio, e quando i
propositi sono di far le cose al meglio, innanzitutto la
professionalità. Tuttavia neanche questa di per sé certo basta: "Ossos",
Ep discreto anche se non poco acerbo, ne è la dimostrazione. Passano tre
anni da quella debut release e i quattro christian deathster tornano
miglioratissimi, tanto che "Bruxos De Gadara" ci si rivela inattesa
perla, e proprio per questo ancor più ammirata e goduta. Testi in
vernacolare, tuttavia nel booklet è presente anche la traduzione in
inglese: il
lavoro lirico verte attorno al potere di Satana sul mondo, con tutta la
genia di
errori e orrori anche sociali che riesce a produrre, e di cui storia e
cronaca rendono testimonianza: potere che culminerà con l'inganno
dell'Anticristo, preludio però alla definitiva sconfitta del Dragone e
del ritorno eterno della signoria di Cristo su tutto ciò che è.
Rispetto al debut oltre alla perizia tecnica e all'eleganza compositiva, è
migliorato anche il sound, approdando verso
detonanti lande brutal/grind, anche se questo dall'opener proprio non si direbbe.
Bruxos de gadara è traccia polimorfa, e nell'eclettismo
del suo songwriting praticamente l'estremo non fa comparsa: il growlato narrante
segue uno sparuto vociare di bimbi, ed è seguito da un distorto
mid-tempo in screaming; all'improvviso il mood flirta riff opethiani
(stile Black rose immortal) creando quel tangibile,
conosciuto fascino, personalizzato però dal gutturale riecheggiante
dell'ottimo Samuel Kriguer. Non manca il solo del frizzante João Paulo, che
anzi di assoli al fulmicotone ne riempirà il disco, e neppure brevi stacchi leggiadro-inquieti e
possenza death; il finale è addirittura black oriented, prima melodico e
poi raw. Non tutti i pezzi della nuova fatica dei brasiliani saranno di tal
caratura, ma neanche di tal fatta dato che dalla successiva Morte de Dagon lo stile sterza deciso verso il
brutal.
E brutal/grind con olocausti ritmici ed eruzioni è dunque questo nuovo brano,
ove il latrato del singer si fa gutturalissimo ma presente è anche lo
screaming in un interludio black oriented. Sindrome de Babel,
aperta da un programma radiofonico, si "ammorbidisce" di un paio di
tacche rispetto al precedente capitolo, rendendo tecnico il suo death
per mezzo di ottimi bridge chitarristici tra tempistiche up e
rallentamenti aulici; ben presto tornano a inondarci le scosse
telluriche, e la roboante magnitudo di Vale da decisão
stende qualsiasi cosa si trovi investita dalla gittata delle sue onde
sonore primarie, che intrecciandosi generano anche momenti di
inverecondo caos. Il finale di questa meravigliosa track è grind'n'roll.
Sullo stesso solco si inserisce Flexas de Gamaliel, mentre
Desconfie de si si divide, in un'elegante amalgama, tra
mera distruzione e isterie zanzarose in blastbeats: ma c'è spazio anche
per il grind'n'roll e per una cavalcata thrash con solo schizoide.
Carcereiro do inferno è un mid-tempo non troppo
convincente seppur forte di diverse variazioni ritmiche, al contrario
della trascinante e pandemica Dozes mortes in cui
gutturale e scream si sovrappongono. La violenza più triviale e atavica
esplode nel penultimo capitolo, Van hellsing, grind dagli
abissi con ansiogeni break black oriented. L'epilogo è una
riproposizione secondo il nuovo stile di un vecchio pezzo di "Ossos",
quell'Utero insano che dopo solenni tempistiche dilatate
si vota decisamente al black caratterizzato da frenate, rullate e
ripartenze: strepitoso il growl finale che riecheggia nel più tenebroso
silenzio.
"Bruxos De Gadara" è un Cd sorprendente, mai
mi sarei aspettato una tale evoluzione dai Brutal Sacrifice,
avendo all'epoca sentito "Ossos". E considerato che i limiti di
questo lavoro sono soltanto nella presenza di brani un po' mosci
rispetto al contesto, quindi imperfezioni sicuramente limabili, i nostri
assurgono immediatamente nel novero dei papabili eredi dei Crimson
Thorn. Svanito l'effetto sorpresa ora però arriva il momento più
difficile, riuscire cioè a soddisfare tutte le grandi attese create da
questo piccolo gioiello, che - come si sarà di certo capito - vi
consiglio di non perdere.
Vaake
|