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BRUTAL SACRIFICE
Ossos
 
 

 

BRUTAL SACRIFICE
Bruxos De Gadara
brutal
2006 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/brutalsacrifice

 

Ancora dal Brasile un talentuoso ensemble al primo full-length, ma stavolta la produzione non è "alla brasiliana": suono e mix sono di livello "mainstream" per il genere, il work cover è a cinque stelle, per non parlare del nuovo sito ufficiale...e tutto ciò nonostante non abbiano label. I Brutal Sacrifice insomma fanno sul serio, e quando i propositi sono di far le cose al meglio, innanzitutto la professionalità. Tuttavia neanche questa di per sé certo basta: "Ossos", Ep discreto anche se non poco acerbo, ne è la dimostrazione. Passano tre anni da quella debut release e i quattro christian deathster tornano miglioratissimi, tanto che "Bruxos De Gadara" ci si rivela inattesa perla, e proprio per questo ancor più ammirata e goduta. Testi in vernacolare, tuttavia nel booklet è presente anche la traduzione in inglese: il lavoro lirico verte attorno al potere di Satana sul mondo, con tutta la genia di errori e orrori anche sociali che riesce a produrre, e di cui storia e cronaca rendono testimonianza: potere che culminerà con l'inganno dell'Anticristo, preludio però alla definitiva sconfitta del Dragone e del ritorno eterno della signoria di Cristo su tutto ciò che è.

Rispetto al debut oltre alla perizia tecnica e all'eleganza compositiva, è migliorato anche il sound, approdando verso detonanti lande brutal/grind, anche se questo dall'opener proprio non si direbbe. Bruxos de gadara è traccia polimorfa, e nell'eclettismo del suo songwriting praticamente l'estremo non fa comparsa: il growlato narrante segue uno sparuto vociare di bimbi, ed è seguito da un distorto mid-tempo in screaming; all'improvviso il mood flirta riff opethiani (stile Black rose immortal) creando quel tangibile, conosciuto fascino, personalizzato però dal gutturale riecheggiante dell'ottimo Samuel Kriguer. Non manca il solo del frizzante João Paulo, che anzi di assoli al fulmicotone ne riempirà il disco, e neppure brevi stacchi leggiadro-inquieti e possenza death; il finale è addirittura black oriented, prima melodico e poi raw. Non tutti i pezzi della nuova fatica dei brasiliani saranno di tal caratura, ma neanche di tal fatta dato che dalla successiva Morte de Dagon lo stile sterza deciso verso il brutal. E brutal/grind con olocausti ritmici ed eruzioni è dunque questo nuovo brano, ove il latrato del singer si fa gutturalissimo ma presente è anche lo screaming in un interludio black oriented. Sindrome de Babel, aperta da un programma radiofonico, si "ammorbidisce" di un paio di tacche rispetto al precedente capitolo, rendendo tecnico il suo death per mezzo di ottimi bridge chitarristici tra tempistiche up e rallentamenti aulici; ben presto tornano a inondarci le scosse telluriche, e la roboante magnitudo di Vale da decisão stende qualsiasi cosa si trovi investita dalla gittata delle sue onde sonore primarie, che intrecciandosi generano anche momenti di inverecondo caos. Il finale di questa meravigliosa track è grind'n'roll. Sullo stesso solco si inserisce Flexas de Gamaliel, mentre Desconfie de si si divide, in un'elegante amalgama, tra mera distruzione e isterie zanzarose in blastbeats: ma c'è spazio anche per il grind'n'roll e per una cavalcata thrash con solo schizoide. Carcereiro do inferno è un mid-tempo non troppo convincente seppur forte di diverse variazioni ritmiche, al contrario della trascinante e pandemica Dozes mortes in cui gutturale e scream si sovrappongono. La violenza più triviale e atavica esplode nel penultimo capitolo, Van hellsing, grind dagli abissi con ansiogeni break black oriented. L'epilogo è una riproposizione secondo il nuovo stile di un vecchio pezzo di "Ossos", quell'Utero insano che dopo solenni tempistiche dilatate si vota decisamente al black caratterizzato da frenate, rullate e ripartenze: strepitoso il growl finale che riecheggia nel più tenebroso silenzio.  

"Bruxos De Gadara" è un Cd sorprendente, mai mi sarei aspettato una tale evoluzione dai Brutal Sacrifice, avendo all'epoca sentito "Ossos". E considerato che i limiti di questo lavoro sono soltanto nella presenza di brani un po' mosci rispetto al contesto, quindi imperfezioni sicuramente limabili, i nostri assurgono immediatamente nel novero dei papabili eredi dei Crimson Thorn. Svanito l'effetto sorpresa ora però arriva il momento più difficile, riuscire cioè a soddisfare tutte le grandi attese create da questo piccolo gioiello, che - come si sarà di certo capito - vi consiglio di non perdere.

Vaake

VOTO

85

 

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