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BRUTAL SACRIFICE
Bruxos De Gadara
 
 

 

BRUTAL SACRIFICE
Ossos   (Ep)
death
2003 - Self
(Brasile)
www.myspace.com/brutalsacrifice

 

La band brasiliana esordisce con questo demo di death seminale. Le tinte forti da cui è contraddistinto lo arricchiscono, rendendolo subito riconoscibile a chi l’avesse ascoltato anche una sola volta; la vivacità (passatemi il termine) in fase compositiva si fa sentire, e infatti sono presenti dei fraseggi strumentistici immediati, anche se la batteria ha qualche incertezza in poco più di un punto dell’EP, ma è una imprecisione che si può perdonare, vista la genuinità dell’opera in sé stessa. Sono tutte track di buon livello, e alternano momenti di intensa carica emotiva a sensazioni di oppressione; intendiamoci, è un fatto positivo perché induce l’ascoltatore a calarsi sempre di più in questa atmosfera così immersiva che questi baldi brasiliani costruiscono.

Cominciamo con la title-track, Ossos, che ci introduce con un breve passaggio di rumori ed echi in mezzo a una tempesta che sta per iniziare (metafora di quello che sta per accadere alle vostre orecchie) con una rullata di batteria e la chitarra che accenna quello che sarà poi il refrain del pezzo. Pur essendo un brano particolarmente incisivo e brutale i suoni sono estremamente curati, così come la distorsione della chitarra. Nota a parte per il commento sulla voce che si dimostra all’altezza di tali passaggi musicali contorti, specialmente del basso, esprimendosi in tutta la sua cupa aggressività. Il vocalist fa un buon uso di gola e polmoni, mettendoci l’anima per avere un suono gutturale comprensibile. Il secondo brano, che segue, è il momento clou dell’Ep, quello con atmosfere ancora più cupe e come già detto in precedenza, contraddistinto da momenti che inducono l’ascoltatore a calarsi nell’oscurità più profonda e pregnante, quasi claustrofobica. C’è un breve intermezzo in cui la band dà tempo all’ascoltatore per riprendere fiato e rendersi conto che è di fronte a quattro ragazzoni che sanno il fatto loro. La crudezza latente in questi momenti dà il suo sfogo subito dopo, riprendendo i riff iniziali. Essenziali le linee di basso, che chiudono l’opera. Veniamo quindi al terzo, omonimo (Brutal Sacrifice), brano presente nell’Ep. Esplode con dei riff rocciosi e potenti, con una batteria a dare manforte per rendere il tutto il più compatto possibile, un vero pugno sullo stomaco. Se possibile qui il refrain è ancora più contorto e pieno di genuina "follia". Il ritmo rallenta e si apre un’altra sezione del brano, in cui il suono gutturale della voce di Kriguer scandisce quelle poche parole intellegibili, riprendendo più avanti (dopo una breve parentesi) a scandire il titolo della canzone durante il refrain.

L’ultima track presente, Utero insane, conclude degnamente questo piccolo lavoro dei quattro brasiliani, dandoci modo di sperimentare un passaggio melodico, introdotto da un efficace e breve passaggio di chitarra, dal lento incedere, che lascia poi spazio a una ripresa aggressiva della medesima. La batteria fa il suo degno lavoro sottolineando la pressione sonora, con una cavalcata di suoni. Si chiude questa parte e si apre la seconda, dove la chitarra esegue un rapido giro di note che risulta "oscuro" e contemporaneamente esplicito nei suoi contenuti, a cui seguono riff ancora più cupi, alternati a un piccolo intermezzo trascinante e mai monotono. In conclusione, dopo ben 7 minuti e oltre di ascolto, il brano più espressivo nel complesso. Non ci sono particolari squisitezze artistiche, ma il prodotto è buono e di facile ascolto, e vi catturerà con il suo marchio "ribelle", tanto che vorrete ascoltarlo più volte, per il puro e semplice gusto di passare dei momenti di evasione e tornare alla vita reale con più carica ed energia.

Diego Vacca

VOTO

75

 

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